Market Notizie
BRICS+: Espansione, Rischi e Scommesse Geopolitiche

Un Bilanciamento del Potere Mondiale in Evoluzione
Le istituzioni internazionali tendono a riflettere l’equilibrio di potere tra i principali Paesi al momento della loro fondazione. Sono essenziali perché determinano il modo in cui vengono gestiti, a livello mondiale, il commercio, gli squilibri economici, i trasferimenti tecnologici e i conflitti militari.
Per esempio, le Nazioni Unite sono state fondate nel 1945 e dispongono di un Consiglio di sicurezza chiuso, formato da soli cinque membri permanenti, ciascuno dotato di diritto di veto: Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti.
Va osservato che questi Paesi furono tra i primi a dotarsi di armi nucleari e che, all’epoca, Regno Unito e Francia erano grandi potenze mondiali con vasti imperi coloniali. È quindi comprensibile che Paesi come l’India non fossero inclusi, dato che non erano ancora indipendenti.
Naturalmente, dal 1945 il mondo è cambiato molto. L’URSS è crollata, la Cina è diventata la fabbrica del mondo e i vecchi imperi coloniali sono scomparsi.
Per questo stanno nascendo nuove organizzazioni internazionali che riflettono un equilibrio di potere in trasformazione. Una delle più discusse è quella dei BRICS, che alcuni descrivono come un fallimento e altri come il futuro delle relazioni internazionali, destinato a sostituire l’ormai superato ordine mondiale del secondo dopoguerra.
La verità si trova probabilmente tra queste due posizioni: i BRICS sono una forza emergente tra le organizzazioni internazionali, ma devono affrontare seri limiti e l’opposizione delle strutture consolidate.
BRICS: da acronimo a blocco intergovernativo (2001–2025)
È interessante notare che il termine BRICS non nacque da un’iniziativa calata dall’alto con cui alcuni grandi Paesi volevano organizzare un’alternativa alle Nazioni Unite, bensì da una sigla coniata nel 2001 dall’analista finanziario di Goldman Sachs (GS ) Jim O’Neill, per indicare i mercati emergenti con il maggiore impatto nelle rispettive regioni:
- Brasile.
- Russia.
- India.
- Cina.
- Sudafrica.
L’idea alla base dell’acronimo era che gli investitori avessero trascurato questi Paesi, benché ciascuno possedesse un grande potenziale futuro grazie alle risorse naturali, alla crescita in corso, al dinamismo demografico oppure alle capacità industriali e scientifiche.
La sigla descriveva bene anche un gruppo di Paesi esclusi dall’influenza nelle principali istituzioni economiche mondiali, solitamente dominate da rappresentanti dei Paesi occidentali, come il FMI o la Banca Mondiale.
I BRICS divennero così una definizione sintetica dell’«altra» parte dell’economia mondiale, esterna all’Occidente e ai suoi alleati più stretti, come Giappone e Corea del Sud.
2009–2011: i primi vertici e l’adesione del Sudafrica
L’idea che i BRICS condividessero interessi e preoccupazioni riguardo al sistema internazionale iniziò a consolidarsi. Il primo incontro tra i rappresentanti di questi Paesi si tenne nel 2009 sotto forma di «club diplomatico informale»; il Sudafrica aderì formalmente nel 2011.

Fonte: BRICS
Per molti anni i BRICS hanno costituito un forum alternativo nel quale questi Paesi potevano incontrarsi e discutere questioni comuni indipendentemente dall’Occidente. Tuttavia, al di là di dichiarazioni generiche, i risultati concreti sono stati relativamente pochi.
Espansione 2024–2025: membri e istituzioni dei BRICS+
La situazione è cambiata progressivamente con la creazione di nuove istituzioni multilaterali, come la Nuova Banca di Sviluppo e l’Accordo di riserva contingente dei BRICS da 100 miliardi di dollari, oltre a 60 istituzioni interne al gruppo e a una vasta rete di centri studi.
Un altro sviluppo è stata l’evoluzione dei BRICS in BRICS+ nel 2024, mentre l’acronimo originale è rimasto soprattutto un retaggio della fondazione.
Molti Paesi hanno manifestato interesse ad aderire e hanno ottenuto la piena appartenenza oppure uno status che potrebbe portare a un’adesione successiva. Tra le aggiunte più importanti dell’espansione del 2024 figurano Emirati Arabi Uniti, Iran, Egitto ed Etiopia. L’Indonesia ha aderito formalmente nel gennaio 2025.

Fonte: Geopolitical Economy
Molti altri Paesi di Asia, Africa e Sud America sono stati invitati a partecipare come «Paesi partner»: Algeria, Bielorussia, Bolivia, Cuba, Indonesia, Kazakistan, Malaysia, Nigeria, Thailandia, Turchia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam.
BRICS+ e il nuovo ordine mondiale multipolare
Multipolarità
Tra il 2009 e il 2025 si sono verificati molti eventi che hanno modificato l’impatto degli incontri dei BRICS, sia sul piano economico sia su quello delle relazioni internazionali.
Da qui è nato il concetto di multipolarità. In teoria potrebbe offrire un’alternativa all’«ordine basato sulle regole» controllato dall’Occidente: il mondo verrebbe invece gestito da più «poli» di potere, ciascuno imperniato su un grande Paese di rilevanza regionale, ma con molte meno istituzioni globali.
Per molti versi si tratta di un ritorno al concetto di «zona d’influenza» della Guerra fredda e del periodo precedente alla Seconda guerra mondiale, oppure all’ordine europeo del XIX secolo istituito dopo le guerre napoleoniche.
In questa visione, l’attuale contrapposizione tra «Occidente e resto del mondo» sarebbe sostituita da centri di potere — con ogni probabilità Stati Uniti, UE, Russia, Cina, India, Brasile, Iran e altri — ciascuno dotato di un livello molto maggiore di potere e autonomia regionale.
La scala industriale della Cina e il peso nei BRICS
In questo intervallo la Cina è passata dall’essere un Paese in via di sviluppo a una delle maggiori economie mondiali e, per capacità industriale o impatto sul commercio internazionale, probabilmente la maggiore.

Fonte: Statista
L’ascesa della Cina ha anche prodotto una crescita parallela delle tensioni con gli Stati Uniti, culminata in diverse ondate di guerre commerciali durante l’amministrazione Biden e le due amministrazioni Trump.
La Cina è inoltre diventata dominante in molti settori, tra cui droni, energia solare, batterie, veicoli elettrici a basso costo, terre rare e litio, oltre a essere il maggiore produttore mondiale di cemento, acciaio e navi.
In questo contesto, la crescente capacità della Cina viene talvolta considerata una minaccia esistenziale per l’influenza statunitense in una misura che l’URSS, molto più dipendente dalla sola capacità militare, forse non raggiunse mai.

Fonte: The Economist
I vincoli geopolitici della Russia e la diplomazia dei BRICS
In quel periodo le relazioni tra Occidente e Russia si sono costantemente deteriorate, attraverso una successione di crisi sempre più violente:
- Guerra russo-georgiana nel 2008.
- Rivoluzione di Maidan e Crimea nel 2014.
- Intervento militare russo in Siria iniziato nel 2015.
- «Operazione militare speciale» in Ucraina dal 2022.
In questo contesto, organizzazioni come i BRICS e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) sono state importanti per consentire alla Russia di mantenere relazioni internazionali, scambi commerciali vitali e legami diplomatici.

Fonte: Visual Capitalist
Perché il Sud globale si sta orientando verso i forum dei BRICS
Anche la crescita economica e lo sviluppo del Sud America, dell’India e del Sud-est asiatico alimentano il crescente interesse per i BRICS e per altre organizzazioni considerate più rappresentative del «Sud globale».
Man mano che le nazioni non occidentali diventano più ricche, cresce anche il loro desiderio di essere ascoltate e di avere maggiore influenza negli affari internazionali.
Offrendo ai Paesi del Sud globale forum alternativi alle Nazioni Unite o al G7/G20, i BRICS permettono a nazioni considerate «Stati canaglia», come l’Iran, a grandi potenze come Cina e Russia e a potenze emergenti come India e Brasile di accrescere la propria influenza.
Che cosa hanno ottenuto finora i BRICS+?
Critiche / Argomentazioni a favore dei BRICS+
I detrattori dei BRICS osservano, correttamente, che finora dal forum sono emerse pochissime decisioni pratiche e che l’impatto nel mondo reale è stato minimo.
Una ragione fondamentale è che, diversamente dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, dal FMI o dalla NATO, i BRICS sono molto meno formali e si basano sul consenso. Dichiarazioni e decisioni non sono quindi vincolanti e devono essere ridotte al minimo comune denominatore.
Anche l’eterogeneità dei Paesi BRICS rappresenta un ostacolo:
- Paesi ancora in via di sviluppo come Sudafrica, Egitto o Brasile non si trovano allo stesso livello di sviluppo della Cina.
- Potenze nucleari come Cina, Russia e India raramente sostengono l’interesse di Paesi come l’Iran per lo sviluppo nucleare.
Infine, i rapporti tra i singoli membri sono spesso tesi. Per esempio, India e Cina sono coinvolte in regolari scontri di confine sull’Himalaya e gli stretti rapporti tra Cina e Pakistan aumentano le tensioni con l’India.
Tutti questi limiti riducono ciò che i vertici dei BRICS possono ottenere: interessi diversi, conflitti reciproci e il desiderio di molti membri di restare vicini al blocco occidentale impediscono al gruppo di diventare una valida alternativa alle istituzioni guidate dall’Occidente.
Sostenitori
Scorri per continuare →
| Metrica | BRICS+ | G7 | Note (metodo/data) |
|---|---|---|---|
| Quota della popolazione mondiale | ~45–49% | ~10% | Dati ONU/BRICS, 2025 |
| Quota del PIL globale (PPP) | ~35–36% | ~28–30% | FMI/Statista, 2024–2025 |
| Produzione di petrolio | ~30% | ~20–22% | Carnegie/AIE, 2025 |
| Riserve di gas | ~53% | ~6–7% | Analisi delle politiche BRICS, 2024 |
| Utenti Internet | ~40% | ~12–14% | Wikipedia/UIT, 2024 |
In sintesi, i BRICS+ comprendono ormai quasi metà della popolazione mondiale e oltre un terzo del PIL globale a parità di potere d’acquisto. I loro membri dominano la produzione energetica e di materie prime e svolgono un ruolo crescente nella connettività Internet e nello sviluppo dell’energia a basse emissioni.
I sostenitori dell’iniziativa BRICS osservano però, correttamente, che le recenti ondate di espansione e l’interesse di nuovi Paesi riflettono un urgente bisogno di nuove istituzioni internazionali.
L’adesione di Paesi come Iran e Indonesia riflette inoltre un equilibrio di potere in evoluzione, nel quale lo sviluppo militare ed economico conferisce a nuovi Paesi una posizione più forte nei negoziati internazionali.
Più precisamente, l’integrazione dell’Iran e la persistente influenza della Russia possono essere interpretate come un rifiuto dei tentativi occidentali di isolare questi Paesi dal resto del mondo.
Analogamente, mentre gli Stati Uniti cercano di presentare la guerra commerciale con la Cina come un problema globale («non bisogna sbagliarsi: è la Cina contro il mondo»), i membri dei BRICS sembrano respingere questa prospettiva.

In tal senso, la mancanza di un programma coeso e di un meccanismo di attuazione viene talvolta considerata un vantaggio, perché consente un confronto aperto persino in un decennio segnato da tensioni e conflitti geopolitici da record.
Infine, i sostenitori dei BRICS+ sottolineano giustamente che l’organizzazione riunisce ormai la maggioranza dell’umanità e una capacità economica pari, se non superiore, a quella dell’Occidente.

Fonte: Statista
Futuro dei BRICS
Cooperazione o Conflitto?
Gran parte dell’impatto futuro dei BRICS+ e di organizzazioni analoghe, come la SCO, dipenderà dall’evoluzione mondiale del commercio, dei conflitti militari e dello sviluppo economico.
Nel complesso, appare irrealistico che i Paesi occidentali continuino per sempre a decidere da soli il destino del mondo come nel 1945, mentre Asia, Sud America, Medio Oriente e Africa si sviluppano rapidamente sul piano economico.
Ciò non significa necessariamente che le nuove organizzazioni debbano sostituire quelle più antiche; significa però che istituzioni storiche come ONU, FMI, Banca Mondiale, OMC e altre devono riformarsi per attribuire maggiore influenza agli altri Paesi.
Se non lo faranno, saranno probabilmente i BRICS+ e altre organizzazioni a colmare il vuoto.
Modello di Sviluppo
Un effetto più profondo dell’ascesa economica cinese è stato mettere in discussione le ipotesi sui modelli di sviluppo. Fino a poco tempo fa, l’accesso al mercato e ai capitali statunitensi era considerato una necessità assoluta per i Paesi in via di sviluppo.
Oggi, però, la Cina è molto più ricca e sembra capace di sostenere una guerra commerciale totale, le sanzioni contro la propria industria dei semiconduttori e altre pressioni.
Ciò offre a molti Paesi un’alternativa all’Occidente sia per i capitali sia come modello di sviluppo.
Potrebbe quindi affermarsi un modello fondato sulla costruzione di infrastrutture — dighe idroelettriche, alta velocità, porti e altro — e sull’integrazione nelle filiere cinesi, finanziato da capitali cinesi attraverso iniziative come la Belt and Road Initiative e meno dipendente dai legami finanziari e industriali con l’Occidente.
I critici richiameranno il rischio di prestiti predatori, dipendenza dalla Cina e interferenze politiche straniere.
Chi contesta queste critiche risponderà che lo stesso vale per i prestiti del FMI e della Banca Mondiale.
De-Dolarizzazione: Pagamenti, FX e Oro
De-dolarizzazione
Probabilmente uno dei temi più controversi tra investitori ed economisti, la questione della dedollarizzazione fa da sfondo a qualunque discussione sui BRICS+.
Ridurre il ruolo del dollaro statunitense nelle riserve monetarie e nel commercio internazionale è una priorità per potenze rivali come Cina e Russia, ma lo è meno per Paesi dai rapporti più amichevoli con Stati Uniti ed Europa, come l’India.
Ciononostante, i Paesi BRICS stanno sviluppando alternative nazionali alle infrastrutture finanziarie dominate dall’Occidente, come la rete SWIFT.

Fonte: GIS Reports
Anche gli scambi tra i membri dei BRICS avvengono sempre più spesso in valute locali, invece di passare attraverso il dollaro come valuta intermediaria, secondo la prassi in uso da decenni.
Va inoltre osservato che si tratta di una tendenza globale, non limitata ai membri dei BRICS: le economie in crescita cercano un maggiore controllo sulla propria valuta e sui propri scambi.
Sebbene i BRICS non abbiano ancora sviluppato un sistema finanziario unificato, è probabile che l’approccio graduale, basato sul collegamento di molteplici sistemi nazionali o regionali, persista e acquisti importanza.
Oro, mBridge ed esperimenti di regolamento
Un altro tema molto dibattuto, anche all’interno dell’organizzazione, è quello di una valuta comune dei BRICS.
In quanto gruppo di Paesi che rappresenta una quota enorme della produzione mondiale di materie prime, energia e beni industriali, potrebbe in teoria decidere di creare una valuta basata sull’energia o sulle materie prime come alternativa al dollaro.
In pratica, questa idea probabilmente non funzionerebbe per almeno tre ragioni:
- I membri dispongono di risorse naturali diverse: una valuta sintetica garantita da petrolio, gas, metalli e altre risorse renderebbe i negoziati estremamente difficili, perché ciascun membro avrebbe interesse ad attribuire un valore maggiore alla propria materia prima preferita.
- Ciò potrebbe inoltre conferire ai produttori di materie prime come Russia, Brasile, Emirati Arabi Uniti e Iran un maggiore potere negoziale nei confronti della Cina, eventualità che Pechino difficilmente sosterrebbe.
- Una spinta aggressiva verso un’alternativa al dollaro non è gradita a Paesi come Brasile e India, che cercano di evitare lo scontro con l’Occidente e di mantenere rapporti il più possibile buoni con «tutte le parti».
- Le oscillazioni dei prezzi delle materie prime potrebbero rendere un simile sistema molto instabile.
Storicamente, l’alternativa universalmente accettata per regolare la bilancia dei pagamenti nel commercio internazionale è stata l’oro.
L’oro può essere usato come valuta «neutrale», non legata ad alcun Paese in particolare e convertibile in qualsiasi altra valuta.
Ciò neutralizza anche il rischio che un Paese «usi come arma» la propria valuta, come è avvenuto con il congelamento delle riserve russe denominate in dollari ed euro dopo l’inizio della guerra in Ucraina.
Alcuni segnali indicano un interesse iniziale in questa direzione, con Shanghai impegnata attivamente a diventare un centro internazionale per il commercio dell’oro.

Fonte: Jim Bianco
Inoltre, la convertibilità di fatto dello yuan in oro sarà sostenuta dall’apertura a Hong Kong di nuovi caveau con consegna fisica e dai progetti per altri depositi all’estero, anche in centri finanziari internazionali come Dubai.
Un elemento centrale del progetto BRICS, ha affermato, è il programma pilota transfrontaliero per le valute digitali delle banche centrali, spesso chiamato mBridge. È stato avviato da Cina, Hong Kong, Thailandia ed Emirati Arabi Uniti, ai quali si è recentemente aggiunta l’Arabia Saudita.
Consente ai partecipanti di regolare le operazioni in valute locali anziché in dollari. A questo modello si contrappone l’approccio statunitense, fondato sulle stablecoin in dollari, token digitali garantiti da titoli del Tesoro a breve termine.
Articolo di Mining.com: «L’oro cartaceo è finito mentre i Paesi BRICS costruiscono pagamenti senza dollaro».
Si è anche ipotizzato che Cina e Russia accumulino silenziosamente riserve auree da anni e che le riserve cinesi possano essere due o tre volte superiori a quelle riconosciute ufficialmente.
Il recente mercato rialzista dell’oro potrebbe certamente aver reso il metallo giallo ancora più attraente come alternativa al dollaro statunitense, mentre gli acquisti delle banche centrali, in particolare quella cinese, hanno alimentato l’aumento dei prezzi.
Resta da vedere se questa iniziativa avrà successo.
Tuttavia, considerando la dura risposta della Cina ai dazi mediante restrizioni all’esportazione di terre rare, sembra che il governo cinese e almeno alcuni partner BRICS siano disposti a sfidare gli Stati Uniti in modo molto più deciso rispetto al passato e a contrastare l’uso del dollaro come arma.
Conclusione
Da acronimo coniato da una banca d’investimento nel 2001 a organizzazione internazionale pienamente sviluppata che riunisce gran parte della popolazione, del PIL e delle risorse mondiali: i BRICS+ sono cambiati enormemente negli ultimi due decenni.
Allo stesso tempo, hanno spesso faticato a trasformare questa notevole portata in influenza o potere effettivi.
Ciò dipende in larga misura dalle stesse cause che spesso fanno apparire impotente l’ONU: mancanza di leadership, interessi contrastanti e difficoltà nel raggiungere un consenso unanime su decisioni incisive.
I Paesi occidentali e le organizzazioni che guidano non dovrebbero tuttavia liquidare i BRICS con troppa facilità.
Man mano che i Paesi in via di sviluppo si sentiranno frustrati per la limitata incidenza della loro voce sulle politiche di ONU, FMI, Banca Mondiale e OMC, potrebbero iniziare a cercare alternative, soprattutto mentre gli Stati Uniti ripiegano su una posizione più protezionistica e l’Europa resta coinvolta in un conflitto sempre più intenso con la Russia.
Pertanto, anche se i BRICS+ potrebbero non diventare l’esempio ideale di multipolarità immaginato da alcuni, potrebbero almeno modificare l’ordine diplomatico internazionale introducendo concorrenza e mettendo in discussione le istituzioni consolidate.
Investire nei BRICS
1. iShares BIC 50 UCITS ETF.
BRIC Grafico dei prezzi
Poiché i BRICS comprendono grandi economie, non esiste una singola società nella quale investire per ottenere un’esposizione diversificata. Aziende come Alibaba (BABA ), MercadoLibre (MELI ), NuBank (NU ) o SEA (SE ) possono però offrire esposizione al commercio elettronico e alla tecnologia nei rispettivi Paesi — Cina, Brasile e Indonesia — (segui i link per leggere il rapporto dedicato a ciascuna società).
Un altro modo consiste nell’utilizzare ETF dedicati. Un buon esempio è l’iShares BIC 50 UCITS ETF.
L’ETF replica un indice composto da 50 tra le maggiori società brasiliane, indiane e cinesi. Come nel PIL complessivo dei BRICS+, la maggior parte dell’ETF è costituita da società cinesi, comprese aziende tecnologiche come Alibaba e Tencent, ma anche banche, assicurazioni, raffinerie e case automobilistiche come BYD, Xpeng e Geely.
È presente anche la società mineraria brasiliana Vale (VALE ).

Fonte: iShares
Il settore dei beni di consumo discrezionali domina l’indice, seguito dalla finanza e dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione; l’esposizione a materiali, energia o immobili è invece relativamente ridotta, almeno rispetto al peso di questi settori nelle economie BRICS+.

Fonte: iShares
Va osservato che l’indice comprendeva anche titoli russi come Gazprom, Sberbank e Rosneft, il cui valore è stato però ridotto sostanzialmente a zero dopo l’invasione dell’Ucraina.
Ciò dimostra che gli investitori in questo ETF, e più in generale nei Paesi BRICS+, potrebbero dover prestare maggiore attenzione ai rischi geopolitici rispetto a chi investe in altri ETF internazionali.
2. iShares MSCI BRIC ETF
BKF Grafico dei prezzi
Un’altra opzione è questo ETF, che mira a replicare i risultati di un indice composto da azioni cinesi accessibili agli investitori internazionali e da azioni brasiliane e indiane.
Anche in questo caso la maggioranza delle principali partecipazioni è cinese, ma vi sono tentativi di aumentare l’esposizione agli altri due Paesi: la banca indiana HDFC Bank (HDB ) è la terza maggiore partecipazione, mentre Reliance, importante società indiana dell’energia e dell’industria, occupa il quinto posto.
L’ETF comprende anche Vale, Nu Holdings e altri titoli indiani e brasiliani.

Fonte: iShare
Nel complesso, l’indice è fortemente concentrato su tecnologie dell’informazione e finanza; gli altri principali settori economici sono beni di consumo discrezionali, industria, materiali ed energia.

Fonte: iShare













