Interviste
Lindsay Walker, responsabile di prodotto di AI Studio presso Hedera – Intervista

Lindsay Walker è responsabile di prodotto di AI Studio presso Hedera e lavora allo sviluppo di strumenti e infrastrutture che consentono agli agenti IA di interagire con la tecnologia dei registri distribuiti. La sua esperienza presso Starling Lab comprende l’applicazione della crittografia per stabilire la provenienza delle prove digitali in ambito giornalistico e legale. Questa esperienza influenza il suo approccio al commercio agentico, in particolare per quanto riguarda la verifica dell’autorizzazione umana, l’applicazione dei limiti di spesa e la conservazione delle prove delle azioni di un agente.
Hedera è una piattaforma basata su registri distribuiti che supporta pagamenti digitali, tokenizzazione, contratti intelligenti e registrazioni verificabili attraverso i suoi servizi di consenso. Hedera AI Studio offre strumenti per collegare applicazioni e agenti IA alla rete. In questa intervista, Walker parla di controlli deterministici sui pagamenti, micropagamenti, autorità delegata, risoluzione delle controversie e standard tecnici e commerciali necessari per il commercio autonomo.
Presso Starling Lab hai lavorato a strumenti crittografici per stabilire la provenienza delle prove digitali in ambito giornalistico e legale. In che modo questa esperienza ha influenzato il tuo approccio al commercio agentico, in cui le aziende devono verificare non solo che cosa ha fatto un agente IA, ma anche chi lo ha autorizzato ad agire?
Lavorare presso Starling Lab mi ha introdotta alla crittografia applicata. Lì ho imparato i diversi modi in cui applichiamo e utilizziamo le informazioni crittografiche per proteggere il traffico Internet, le transazioni e molto altro.
In laboratorio abbiamo utilizzato questi metodi per stabilire con precisione quali contenuti digitali, come le fotografie, fossero stati creati, da chi e quando. Questo aspetto stava diventando sempre più importante, in un’epoca in cui l’IA poteva generare immagini, audio e video scambiabili per contenuti autentici, con conseguenze economiche e politiche concrete. Comprendere i fondamenti della crittografia e le sue applicazioni nel mondo reale, attraverso schemi semplici ma efficaci come PKI e TLS, mi ha preparata al mondo del commercio agentico.
Questo lavoro mi ha fatto capire quante possibilità tecnologiche abbiamo a disposizione. È possibile un mondo in cui IA, sicurezza e riservatezza coesistano. Dopo aver lavorato a progetti in cui utilizzavamo la crittografia e i sistemi distribuiti per risolvere problemi, ho capito subito e con chiarezza come queste tecnologie potessero contribuire a risolvere problemi nel commercio agentico.
Nel commercio agentico, molte parti diverse dovranno scambiarsi prove e informazioni. È importante poter dimostrare chi ha fornito tali informazioni e disporre di dati e prove sulle attività commerciali, quasi istantanei e a prova di manomissione (cioè non modificabili a posteriori), accessibili a più parti. Questo è importante perché gli agenti IA possono avere allucinazioni e non sono sempre affidabili. Le strategie che abbiamo utilizzato presso Starling Lab — applicare funzioni hash per proteggere la riservatezza dei dati, firmare le informazioni per attestare chi ha fornito quali dati e ricorrere alla blockchain e ad altre fonti di dati fiduciarie in sola aggiunta (che non richiedono un’unica autorità centrale di fiducia) — sono perfettamente adatte a registrare sia ciò che ha fatto un agente, sia chi o che cosa lo ha autorizzato a effettuare transazioni.
Che cosa cambia quando a disporre un pagamento è un software anziché una persona? Quali limiti delle infrastrutture di pagamento esistenti rendono la blockchain una soluzione interessante e in quali casi i circuiti di pagamento tradizionali possono comunque servire efficacemente gli agenti?
A dire il vero, penso che non cambi poi molto. Anche se è un software a disporre le transazioni, per ragioni legali e normative deve comunque esserci una persona dietro ciascuna di esse. Chi vende servizi, beni o dati (i «commercianti») deve assicurarsi di non essere tenuto a «risarcire integralmente» qualcuno nel caso in cui i fondi scompaiano o gli agenti si comportino in modo diverso da quanto previsto dalle persone che li hanno inviati. Altrimenti non saranno disposti a vendere agli agenti IA, perché il rischio finanziario è troppo elevato. Gli agenti IA non hanno giurisdizione né personalità giuridica, e non dovrebbero averle. Ciò che cambia è che gli agenti dovranno disporre di prove affidabili per tutti, che non possano essere aggirate senza violare i loro budget e le loro autorizzazioni.
I settori e i governi coinvolti nel commercio agentico devono decidere di che cosa debba disporre un agente. In altre parole, quale tipo di «permesso» deve ricevere un agente IA da una persona? Quali aspetti di determinati acquisti, come la taglia, il colore e la fascia di prezzo di un capo d’abbigliamento, devono essere autorizzati esplicitamente dalla persona? Quali dovrebbero essere i limiti di spesa? Gli agenti dovrebbero poter spendere autonomamente pochi centesimi o migliaia di dollari? Infine, dobbiamo sviluppare sistemi universali e deterministici che stabiliscano le regole entro cui gli agenti IA possono agire.
I micropagamenti sono spesso considerati particolarmente adatti al commercio agentico. Quali acquisti, come le singole chiamate API, le interrogazioni dei dati o le risorse di calcolo, presentano le maggiori opportunità commerciali e quale dovrebbe essere il costo totale delle transazioni affinché questi mercati possano funzionare?
È ancora presto e vorrei avere la sfera di cristallo per capire in quale ambito del commercio i micropagamenti verranno adottati per primi e su più ampia scala. Nell’era dell’IA, i dati hanno un grande potenziale per diventare una vera e propria merce.
Al momento si registra un’ampia adozione e un uso considerevole dei dati relativi alle criptovalute; tuttavia, credo che si tratti solo di un picco temporaneo, alimentato dall’entusiasmo della comunità crypto per x402. Con il coinvolgimento dei principali circuiti di carte nello sviluppo di questo standard, però, x402 acquisterà maggiore importanza.
I tradizionali modelli in abbonamento, in cui una persona o un’organizzazione paga per accedere ai contenuti, non sono necessariamente adatti a un mondo in cui l’IA può cercare rapidamente e trovare le informazioni migliori. Inoltre, quando un agente IA visita una pagina web, non si generano ricavi pubblicitari tradizionali. Forse esisteranno abbonamenti per specifiche tipologie di dati, ma scrittori e altri creatori di contenuti avranno bisogno di un nuovo modo per monetizzare il proprio lavoro. È probabile che anche i contenuti non generati dall’IA acquistino più valore.
Tutto dipende da chi inizierà ad adottare gli agenti IA e per quali casi d’uso: i primi utilizzatori daranno naturalmente forma ai primi mercati dei dati a pagamento. Si immagini, per esempio, che gli agenti IA comincino a sostituire i normali marketplace per gli acquisti al dettaglio. In questo caso, le recensioni e i commenti autentici delle persone diventerebbero il tipo di dati più prezioso da offrire tramite micropagamenti. Lo scenario cambia se, per esempio, il settore legale è tra i primi ad adottare questa tecnologia. In tal caso, gli atti giudiziari e la ricerca giuridica emergerebbero naturalmente come il primo settore a micropagamento, con addebiti per chiamata API o per query.
Come si traducono le istruzioni di un utente in autorizzazioni di spesa applicabili? Per esempio, come si può dare a un agente sufficiente flessibilità per confrontare i fornitori e negoziare i prezzi, impedendogli al tempo stesso di suddividere gli acquisti o di ricorrere a un altro metodo per aggirare un limite di spesa?
Stanno emergendo diversi standard e approcci per affrontare questi problemi. Tutti questi meccanismi di controllo hanno un aspetto in comune: non possono basarsi su risultati probabilistici; devono essere deterministici e sicuri. Quando parlo di probabilistico e deterministico, mi riferisco alla natura del software. L’IA è probabilistica: a parità di input, l’output può cambiare e variare. Non si può mai avere la certezza assoluta che un modello o un agente IA fornisca un determinato risultato. L’uso di un software deterministico come livello intermedio, invece, significa che, se si imposta un’istruzione come «la mia IA non può spendere più di 100 $», si sa che l’agente spenderà sempre 100 $ o meno.
Il budget e gli altri limiti di spesa dovrebbero risiedere nell’infrastruttura di pagamento ed essere programmati nei sistemi in cui viene eseguito il pagamento. Per esempio, su Hedera disponiamo di codice deterministico on-chain, che chiunque può controllare e verificare, per stabilire quanto può spendere un agente, fissare limiti massimi di spesa per transazione e giornalieri e limitare i conti a cui gli agenti possono inviare fondi. È possibile controllare anche qualsiasi altra operazione eseguibile sulla nostra rete.
Far rispettare i limiti su ciò che un agente può acquistare è un problema del tutto distinto, sul quale tutte le parti devono trovare un accordo. I fornitori di infrastrutture di pagamento e i commercianti devono definire regole di governance e normative che stabiliscano quando e come un agente può spendere, affinché i commercianti non si espongano a rischi eccessivi consentendo all’IA di effettuare acquisti sulle proprie piattaforme. Una volta definite queste regole, commercianti e gestori dei pagamenti potranno valutare quando consentire gli acquisti effettuati dall’IA, cogliendo così le relative opportunità di ricavo e proteggendosi da perdite e responsabilità. Anche i clienti che utilizzano l’IA per effettuare transazioni potranno agire in modo consapevole, impostando i controlli necessari sulle azioni commerciali dei propri agenti.
Un registro immutabile può dimostrare che una transazione è avvenuta, ma non che l’acquisto fosse appropriato o che il venditore abbia fornito quanto promesso. Quali prove aggiuntive servono per rendere verificabile la transazione di un agente e come si possono conservare senza esporre informazioni finanziarie o commerciali sensibili?
Ci sono alcuni aspetti fondamentali da affrontare.
Il primo riguarda le informative e gli accordi. Il commercio elettronico prevede numerosi requisiti: non solo per l’accettazione di condizioni giuridicamente vincolanti, come le condizioni di servizio e le informative sulla privacy, ma anche per altre comunicazioni, per esempio le politiche di reso o di consegna. Attualmente, queste informazioni devono essere pubblicate su un sito web, dove una persona possa leggerle prima di un acquisto. Se, come avviene nel commercio autonomo gestito da agenti, le persone non visitano più questi siti, bisogna dimostrare in un altro modo che le informazioni sono state rese accessibili. Non so con certezza come si potrebbe fare. Forse una persona dovrebbe accettare in anticipo queste condizioni e autorizzare gli agenti a effettuare transazioni solo sui siti web che ha approvato. Oppure si potrebbero accantonare fondi per garantire l’acquisto e il prezzo, prevedendo però un passaggio finale, che l’utente deve completare e prima del quale la transazione può essere annullata, in cui le condizioni vengono comunicate e confermate dall’utente. Tutto questo deve anche essere registrato. Ancorare queste informazioni a un registro accessibile sarebbe estremamente utile, se non indispensabile, in un’epoca di IA fuori controllo e di minacce alla sicurezza in rapida crescita.
Il secondo aspetto consiste nello stabilire in anticipo quali caratteristiche dei diversi acquisti debbano essere specificate. Per esempio, se si acquistano capi d’abbigliamento, basta indicare taglia e prezzo oppure bisogna specificare anche colore e materiale, così che i clienti non possano chiedere un riaccredito al commerciante? Le opzioni definite in anticipo dall’acquirente devono risultare da una registrazione che gli agenti o altre parti non possano modificare in seguito.
Il terzo elemento è la prova del consenso umano: quando è stato dato, per quanto tempo è valido e che cosa autorizza. Dobbiamo registrare non solo le caratteristiche di un acquisto, ma anche l’ambito del consenso concesso dalla persona o dall’organizzazione.
Le blockchain sono particolarmente adatte a soddisfare questi requisiti perché sono deterministiche, consentono a più parti di accedervi e aggiungervi dati e non possono essere modificate a posteriori da un agente IA o da un malintenzionato. Si possono inoltre usare metodi crittografici per conservare la prova di dettagli specifici senza rendere pubblici i dati privati.
Dove dovrebbero essere detenuti i fondi di un agente e la sua autorità di firma? Come si possono gestire la custodia, i permessi delegati e la revoca d’emergenza affinché un agente compromesso non possa svuotare un conto prima che il titolare riesca a intervenire?
Il controllo finanziario totale non dovrebbe mai, in nessun caso, essere affidato a un agente IA. Non solo le sue decisioni sono probabilistiche, ma è anche vulnerabile a minacce alla sicurezza come gli attacchi di iniezione di prompt. Data la natura dell’IA, non possiamo garantire una protezione completa da queste vulnerabilità. Proprio come disponiamo di strumenti per limitare l’accesso di app e commercianti ai fondi, dovremmo considerare l’IA altrettanto inaffidabile, se non di più. La differenza in questa nuova era è che l’azione autonoma offre enormi vantaggi e che possiamo controllare alcune delle condizioni di tale autonomia.
Ci servono strumenti che consentano a utenti e organizzazioni di fissare limiti in base al livello di rischio che sono disposti ad accettare, valutandolo rispetto alle opportunità potenziali. Per esempio, potresti voler concedere al tuo agente IA l’accesso a 2.000 $ per acquistare i biglietti della Coppa del Mondo, purché tu sappia che può comprarli solo sulle piattaforme di cui ti fidi. Oppure potresti voler lasciare del tutto gli acquisti agli agenti IA, o speculare su diverse azioni, obbligazioni e materie prime, sapendo che potrebbero guadagnare o perdere molto, ma anche che la perdita non supererà mai i 500 $.
La revoca d’emergenza dovrebbe essere sempre possibile, in qualsiasi momento.
Le stablecoin possono semplificare i pagamenti transfrontalieri, ma le imprese devono comunque fare i conti con la conversione valutaria, i requisiti di liquidità e gli obblighi di conformità. Quali di questi ostacoli può realisticamente eliminare l’infrastruttura per i pagamenti tramite agenti e quali richiedono ancora banche, fornitori di servizi di pagamento o altri intermediari?
Il passaggio a nuove tecnologie, che si tratti di pagamenti transfrontalieri, tokenizzazione o commercio tramite agenti, non è mai stato un cambiamento unilaterale. I nostri sistemi finanziari sono complessi e comprendono molte organizzazioni che svolgono un ruolo preciso. Dobbiamo collaborare con le banche, i fornitori di servizi di pagamento e gli altri intermediari che operano in questo settore da decenni, e imparare dalla loro esperienza. La tecnologia a registro distribuito (DLT) offre nuove soluzioni in termini di velocità, autonomia e interoperabilità, ma non sostituisce tutto il resto. In determinate situazioni i sistemi esistenti funzionano bene e sono dotati di garanzie, misure di tutela della stabilità economica e quadri normativi e di governance, frutto di decenni, se non secoli, di esperienza.
Le stablecoin offrono un accesso più universale e una maggiore autonomia, ma dovranno affrontare molte delle stesse sfide che le infrastrutture bancarie e di pagamento sanno già gestire. Non prevedo che le stablecoin sostituiscano integralmente alcunché; mi aspetto piuttosto che offrano soluzioni migliori, con maggiore accessibilità, portata, convenienza economica e sicurezza rispetto alle alternative. In definitiva, continueremo ad aver bisogno di questi intermediari, ma dovremmo collaborare con loro per migliorare l’efficienza e le capacità del sistema economico globale.
Nel tuo lavoro con x402 Foundation e nell’ambito delle attività sul commercio di Agentic AI Foundation, dove individui le lacune più rilevanti in termini di interoperabilità? Oltre a concordare le modalità per richiedere e regolare un pagamento, che cosa devono poter riconoscere le diverse piattaforme in merito all’identità, all’autorità e allo storico delle transazioni di un agente?
La cosa più importante che vorrei vedere è la creazione di un sistema in grado di identificare la persona o l’organizzazione che sta «dietro» un agente, o che gli ha dato il permesso di agire per suo conto, e di verificare come l’agente documenta tale autorizzazione. Dobbiamo concordare uno standard che permetta a un agente di dichiarare chi è, chi gli ha dato il permesso e che cosa è autorizzato a fare, in un formato che qualsiasi commerciante o venditore possa riconoscere e accettare. Le soluzioni esistenti sono molto frammentate, laddove esistono. È un problema che riguarda sia gli standard tecnici sia il software.
Inoltre, perché possa svilupparsi il commercio autonomo tramite agenti, dobbiamo definire con chiarezza chi è responsabile di che cosa e in quali circostanze. Occorre uno standard di requisiti e autorizzazioni che una persona possa concedere a un agente IA, permettendo ai commercianti di accettare pagamenti da agenti autonomi senza esporsi a perdite finanziarie potenzialmente catastrofiche o a responsabilità legali. È una sfida sia normativa sia legata agli standard tecnici.
Ci servono anche strumenti e sistemi per registrare e trasmettere queste informazioni in modo deterministico. Con la presenza degli agenti emergono preoccupazioni legate alle vulnerabilità di sicurezza e alla mancanza di determinismo. Dobbiamo poter verificare che i dati corretti vengano trasmessi prima di una transazione e, in caso di problemi, controllare quando e se qualcosa è andato storto.
La definitività dei pagamenti è un vantaggio per i venditori, ma gli acquirenti devono comunque poter ricorrere a forme di tutela se un agente ordina il servizio sbagliato o un fornitore non lo eroga. Come dovrebbero funzionare rimborsi, contestazioni e responsabilità per le perdite nel commercio autonomo? E quali tutele dovrebbero essere previste nei contratti intelligenti e quali negli accordi commerciali?
Innanzitutto, dobbiamo ridurre al minimo la possibilità che gli agenti ordinino il servizio sbagliato. Naturalmente può comunque succedere, ma gli utenti dovrebbero poter fissare i propri limiti in base alla loro propensione al rischio. Anche i commercianti dovrebbero essere tutelati quando verificano e rispettano tali requisiti, e non dovrebbero essere ritenuti responsabili se la persona che ha inviato l’agente si assume il rischio.
Le contestazioni saranno sempre necessarie, ma diventeranno più complesse quando le azioni vengono eseguite da un agente alla velocità delle macchine e senza supervisione umana. Per ridurre la complessità e i costi che i commercianti devono sostenere per gestire rimborsi e contestazioni, dovremmo automatizzare tutto ciò che è possibile. Non tutto può essere verificato automaticamente in modo standardizzato, ma elementi come i budget di spesa o i limiti delle transazioni possono essere controllati in automatico.
Per questo, servono registri immutabili dell’intero flusso commerciale e controlli di cui tutte le parti possano fidarsi e che possano verificare. Creare dati condivisi e verificati da tutte le piattaforme di acquisto e da tutti i commercianti non è una soluzione praticabile. Usare la DLT per mantenere un registro pubblico, verificabile e immutabile delle prove è un’opzione molto più concreta.
Gli elementi deterministici che possono essere registrati on-chain dovrebbero esserlo. Inserire un controllo automatico in un contratto intelligente costa praticamente nulla, e ciascuna delle parti può sapere con esattezza che cosa viene verificato. Ma alcuni aspetti dipendono anche dalle politiche aziendali e dalle preferenze delle persone, oltre che da ciò che i commercianti vogliono offrire ai propri clienti.
In base al tuo lavoro su Hedera AI Studio, quali casi d’uso del commercio agentico sono più vicini a un’adozione commerciale duratura? Quali prove ti convincerebbero che le aziende si fidano degli agenti al punto da affidare loro spese significative? E quali caratteristiche di Hedera orienterebbero la scelta dell’infrastruttura?
A dire il vero, nessuno, per ora. Alcune aziende e organizzazioni stanno lanciando «assistenti IA» disponibili in commercio; allo stesso tempo, molte piattaforme si stanno muovendo altrettanto rapidamente per bloccare le transazioni commerciali. Alcuni commercianti hanno abilitato gli acquisti gestiti dall’IA, ma solo all’interno di ecosistemi isolati. È possibile acquistare soltanto tramite determinati agenti IA o all’interno di una rete limitata offerta da un fornitore di servizi di pagamento. Si tratta più che altro di una prova di fattibilità, non di una soluzione concreta, duratura e definitiva. Inoltre, si possono completare solo transazioni con intervento umano, in cui una persona controlla e approva ogni passaggio.
Perché si affermi un commercio agentico davvero utile, occorre che un agente possa cercare e concludere transazioni ovunque, assumendosi le responsabilità e liberando l’utente umano dalla necessità di prestare costante attenzione. Solo allora l’adozione di una nuova tecnologia risulterà interessante per i consumatori. Se è possibile acquistare solo determinati prodotti in certe situazioni e attraverso un processo che richiede un coinvolgimento umano elevato, gli agenti IA finiranno semplicemente per generare più rumore, anziché diventare una tecnologia che valga la pena adottare, soprattutto in ambito commerciale.
Mi convincerei che il commercio agentico funziona vedendo agenti utili, dotati degli strumenti necessari, insieme a un’adozione da entrambe le parti del modello commerciale all’interno di un determinato settore.
Per esempio, immaginiamo che la comunità scientifica voglia trovare un modo per finanziare ricerche preziose e accelerare lo sviluppo tecnologico.
Il commercio agentico potrebbe creare valore in questo settore se diversi attori importanti di entrambe le parti dell’ecosistema commerciale concordassero sui meccanismi o sugli strumenti da utilizzare, come piattaforme di pubblicazione e acquisto pensate per la ricerca scientifica, e se sia i venditori sia gli acquirenti — tra cui gruppi di ricerca e sviluppo, aziende farmaceutiche e aziende di tecnologie mediche — disponessero degli strumenti necessari per effettuare transazioni significative. Il segnale definitivo sarebbe vedere un’accelerazione concreta dei risultati grazie a questo sistema. Nel settore medico, per esempio, ciò potrebbe tradursi nello sviluppo più rapido di nuovi farmaci, dispositivi e strumenti diagnostici, con transazioni facilitate dal commercio agentico che contribuiscono a questi progressi.
Grazie per la bellissima intervista. I lettori che desiderano saperne di più sul commercio agentico e sulle infrastrutture a registro distribuito possono visitare Hedera.












