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Fake News e i danni collaterali – Cosa prendono sul serio le aziende?

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Fake News

Le fake news sono un flagello dell’era digitale. Tanto che nessuno è sorpreso quando la disinformazione è ovunque, sia nei media tradizionali sia nelle piattaforme social presumibilmente neutre.

Indipendentemente dall’affiliazione, le persone accettano che influisca su elezioni, mercati e società. Ma quali sono gli effetti collaterali per i brand? Come stanno reagendo le aziende? Diamo un’occhiata.

Vedremo anche alcuni casi di studio reali, strategie per reagire come azienda e iniziative internazionali da cui trarre ispirazione nella lotta contro la disinformazione che colpisce il tuo business.

L’ascesa delle Fake News: dal margine al mainstream

The Rise of Fake News

Solo un decennio fa, il termine “fake news” era quasi sconosciuto al di fuori dei circoli mediatici. Ma la proliferazione dei social media e la democratizzazione della creazione di contenuti hanno creato una nuova era in cui la disinformazione può diffondersi come un incendio.

Uno studio del Massachusetts Institute of Technology ha scoperto che le notizie false hanno il 70% di probabilità in più di essere retwittate rispetto a quelle vere e si diffondono sei volte più velocemente.

Questa diffusione delle fake news è stata resa possibile da una tempesta perfetta di fattori:

  • Erosione della fiducia nei media tradizionali
  • Crescita delle camere dell’eco e delle bolle di filtro
  • Tattiche di disinformazione sempre più sofisticate
  • Monetizzazione dei click e dell’engagement a scapito della verità

Così le fake news sono passate dai margini di Internet al mainstream e ora sono uno strumento potente nelle mani di chi vuole manipolare l’opinione pubblica, seminare caos e minare le istituzioni.

I danni della disinformazione: i brand in pericolo

Per le aziende, gli effetti delle fake news possono essere rapidi e brutali. Un pezzo di disinformazione ben costruito può diventare virale in poche ore, raggiungendo milioni di persone e lasciando una scia di distruzione. L’impatto può essere avvertito su più dimensioni:

Perdite finanziarie

Uno studio dell’University of Baltimore ha stimato che la diffusione delle fake news ha costato all’economia globale 78 miliardi di dollari solo nel 2019. Le informazioni false possono innescare fluttuazioni di mercato, boicottaggi e perdita di fiducia degli investitori, influenzando direttamente il risultato finale di un’azienda.

Danni alla reputazione

Nel tribunale dell’opinione pubblica, la reputazione di un’azienda è il suo bene più prezioso. Le fake news possono macchiarla in un istante e erodere la fiducia e la lealtà dei consumatori. Un sondaggio dell’Edelman Trust Barometer ha rilevato che il 63% dei consumatori acquisterà da un brand di cui si fida anche se è più costoso, mentre 4 consumatori su 5 hanno bisogno di fidarsi di un brand per considerare l’acquisto.

Interruzione operativa

Rispondere alle fake news può essere un processo dispendioso in termini di tempo e risorse, distraendo dalle attività core dell’azienda. Le imprese potrebbero dover attivare team di comunicazione di crisi, coinvolgere consulenti legali e investire in ulteriori misure di monitoraggio e sicurezza.

Morale dei dipendenti

Le fake news possono anche influire sul morale e sulla fidelizzazione dei dipendenti. Quando la reputazione di un’azienda è sotto attacco, i dipendenti possono sentirsi demoralizzati, ansiosi o addirittura vergognarsi di essere associati al brand.

Le aziende sono in un vicolo cieco con le Fake News

Quando le fake news colpiscono, le aziende devono rispondere. Ma camminano su una corda tesa. In effetti, uno studio di ricercatori delle università di Zurigo, California e Varsavia rivela che, sebbene iniziative come il fact‑checking e l’alfabetizzazione mediatica mirino a combattere la disinformazione, possono ironicamente approfondire lo scetticismo pubblico verso tutte le fonti di notizie, anche quelle affidabili.

Questo paradosso evidenzia la complessa sfida di contrastare efficacemente le informazioni false senza minare la fiducia nelle notizie credibili. E c’è da considerare anche l’effetto Streisand. Cercare di sopprimere un’informazione può ritorcersi contro, attirando più attenzione sulla cosa stessa che si vuole seppellire.

Il mondo reale: casi di studio in crisi

Per vedere la portata della minaccia delle fake news, basta guardare alcuni dei casi più noti che hanno fatto notizia negli ultimi anni:

PepsiCo

PepsiCo logo

Nel 2017, una notizia falsa è diventata virale affermando che la CEO di PepsiCo (PEP ), Indra Nooyi, avesse detto ai sostenitori di Trump di “portare il loro business altrove”. L’azienda ha dovuto rilasciare una dichiarazione per negare le affermazioni e ribadire il suo impegno per la diversità e l’inclusione. Nonostante la risposta rapida, l’incidente ha evidenziato quanto facilmente la reputazione di un brand possa essere danneggiata da una singola affermazione falsa.

Tesla

Tesla Logo

Nel gennaio 2019, un video messo in scena di una Tesla (TSLA ) a guida autonoma che colpisce un robot è diventato virale, suscitando preoccupazioni sui veicoli autonomi. Sebbene il video sia stato rapidamente smentito, era già stato visualizzato milioni di volte e ha alimentato lo scetticismo esistente sulla tecnologia. Alcuni credono che attori stranieri abbiano creato il video per minare la fiducia nell’innovazione americana.

French Tourism

Durante le proteste dei “gilet gialli” in Francia, video fuorvianti che esageravano la portata dei disordini sono diventati virali sui social media e hanno spaventato i potenziali visitatori. L’impatto si è avvertito in tutto il settore turistico; la compagnia ferroviaria statale SNCF ha segnalato un forte calo delle prenotazioni. L’incidente ha dimostrato come interi settori possano essere vulnerabili alla diffusione della disinformazione.

Come fermare un incendio di fake news

Quindi, cosa può fare un brand per proteggersi dalla diffusione incontrollata delle fake news? Ecco una strategia incentrata su misure proattive e risposte immediate:

Monitoraggio e rilevamento precoce

Molte aziende ora utilizzano società terze per monitorare i social media e i media tradizionali alla ricerca di potenziali disinformazioni. Queste società combinano analisti umani e strumenti basati sull’IA per identificare e segnalare contenuti sospetti prima che diventino virali.

Jean‑Claude Goldenstein, fondatore di CREOpoint, afferma:

“Contenere la diffusione della disinformazione, soprattutto per un brand o una figura pubblica sotto attacco, è una corsa contro il tempo.”

Risposta rapida e comunicazione chiara

Quando le fake news colpiscono, le aziende devono rispondere rapidamente e in modo chiaro. Questo spesso significa rilasciare dichiarazioni chiare e fattuali per contrastare le affermazioni false e fornire informazioni alle parti interessate. Tuttavia, le aziende devono anche fare attenzione a non amplificare le fake news attirando più attenzione su di esse.

Gestione proattiva della reputazione 

Disporre di una reputazione forte e positiva può aiutare un’azienda a superare la tempesta delle fake news. Ciò significa comunicare costantemente i propri valori, interagire con le parti interessate ed essere trasparenti e responsabili. Le aziende con un patrimonio di buona volontà e fiducia sono meglio attrezzate per resistere alla disinformazione.

Collaborare con fact‑checker e organizzazioni di alfabetizzazione mediatica

Molte aziende stanno collaborando con organizzazioni indipendenti di fact‑checking e gruppi di alfabetizzazione mediatica per combattere le fake news. Queste partnership possono aiutare a identificare e smentire le affermazioni false e a educare i consumatori su come individuare e resistere alla disinformazione.

Pubblicizzare in modo responsabile

Le aziende stanno facendo più attenzione a dove collocano le loro pubblicità e cercano di evitare di finanziare siti che diffondono fake news. Uno studio del Global Disinformation Index ha scoperto che le società di ad tech stanno inconsapevolmente investendo 235 milioni di dollari all’anno in siti web che diffondono disinformazione.

La realtà: non esiste una soluzione miracolosa per le fake news

Detto questo, non c’è modo di eliminare completamente le fake news. Man mano che la tecnologia evolve, lo fanno anche le tattiche di disinformazione. I deepfake alimentati dall’IA rappresentano una nuova e spaventosa minaccia.

Sono emerse soluzioni basate su blockchain come WordProof, che mirano a timbrare i contenuti, ma l’adozione è limitata.

Sembra che le piattaforme social siano sotto crescente pressione per contrastare le fake news. Facebook, Twitter, e YouTube hanno provato con risultati variabili. Ecco cosa hanno fatto:

  • Etichettare i contenuti contestati
  • Ridurne la visibilità e la viralità
  • Bandire i recidivi
  • Coinvolgere fact‑checker terzi
  • Lanciare campagne di alfabetizzazione mediatica

Ma molti critici affermano che questi sforzi di autoregolamentazione sono insufficienti. Sostengono che i giganti della tecnologia diano priorità all’engagement rispetto alla verità.

Ora, vediamo cosa stanno facendo alcuni dei principali giganti dei social media per affrontare nel dettaglio la minaccia delle fake news.

#1. Meta

Meta ha lanciato una strategia completa per ridurre la diffusione delle fake news sulle sue piattaforme, affrontando sia gli aspetti economici sia quelli informativi. Rendendo più difficile per i creatori di tali contenuti trarre profitto dagli annunci, Meta mira a indebolire gli incentivi finanziari che alimentano la produzione di fake news.

Parallelamente, l’azienda collabora con fact‑checker terzi per verificare l’accuratezza dei contenuti di notizie, ruolo cruciale per ridurre la visibilità dei report falsi. Inoltre, Meta ha potenziato la sua piattaforma con strumenti che consentono agli utenti di segnalare facilmente contenuti sospetti, riducendone ulteriormente la diffusione.

Queste misure fanno parte dell’iniziativa più ampia di Meta per rafforzare l’affidabilità e la credibilità delle informazioni su tutte le sue piattaforme social.

META Grafico dei prezzi

Sul versante finanziario, Meta Platforms (META ) ha registrato un notevole aumento dei ricavi, superando i 134 miliardi di dollari nel 2023, rispetto ai 119 miliardi del 2022. La maggior parte dei guadagni di Meta proviene dalla pubblicità, che ha rappresentato 131,9 miliardi di dollari nel 2022. Anche la Family of Apps dell’azienda ha generato 114 miliardi nello stesso periodo.

La divisione di realtà virtuale di Meta, Reality Labs, ha contribuito per circa 2,1 miliardi di dollari. Anche le spese di marketing di Meta sono aumentate, totalizzando poco più di 15 miliardi di dollari nel 2022, rispetto ai 14 miliardi dell’anno precedente.

#2. YouTube

YouTube sta combattendo attivamente la disinformazione con una strategia nota come i ‘4 R’: rimuovere, ridurre, elevare e premiare. L’azienda rimuove diligentemente i contenuti che violano le sue linee guida, soprattutto quando comportano danni significativi. Inoltre, limita la visibilità di contenuti ambigui che potrebbero fuorviare gli spettatori, anche se non violano esplicitamente le regole.

Per fornire agli utenti informazioni di alta qualità, YouTube dà priorità ai contenuti provenienti da fonti affidabili e premia i creatori che producono costantemente informazioni credibili. In questo modo, YouTube integra gli sforzi di revisori umani e dell’apprendimento automatico per garantire che la piattaforma rimanga accurata e affidabile.

GOOGL Grafico dei prezzi

YouTube fa parte di Alphabet Inc. (GOOG ), la società madre che possiede anche Google e diverse altre imprese high‑tech. Dal punto di vista dei ricavi, YouTube ha generato il 10,25% del totale degli introiti pubblicitari di Google nel 2023, con un aumento del fatturato a 31,5 miliardi di dollari rispetto ai 29,2 miliardi dell’anno precedente.

Sforzi globali e migliori pratiche

Le fake news sono un problema globale e i paesi di tutto il mondo stanno sviluppando soluzioni:

Finlandia

Spesso citata come modello per contrastare la disinformazione, la Finlandia adotta un approccio multifaccettato che include l’educazione all’alfabetizzazione mediatica nelle scuole, campagne di sensibilizzazione pubblica e la collaborazione tra governo, media e società civile. L’alta coesione sociale e la fiducia nelle istituzioni del paese contribuiscono inoltre a limitare la diffusione delle fake news.

Unione Europea

L’UE ha assunto la leadership sulla disinformazione e ha introdotto il Codice di Condotta sulla Disinformazione, che richiede alle piattaforme social di essere più trasparenti, chiudere account falsi e demonetizzare i diffusori di disinformazione. La Commissione Europea finanzia inoltre iniziative di alfabetizzazione mediatica e ricerche per contrastare le fake news.

Taiwan

In risposta alla disinformazione cinese, Taiwan ha istituito un sistema di risposta rapida in cui agenzie governative, gruppi della società civile e aziende tecnologiche collaborano per identificare e contrastare le fake news. Il paese ha inoltre investito molto nell’educazione all’alfabetizzazione mediatica e in campagne di sensibilizzazione pubblica.

Prospettive future: la guerra in corso contro le fake news

Man mano che la tecnologia evolve e le tattiche di disinformazione diventano più sofisticate, la lotta contro le fake news richiederà vigilanza e adattamento continui. I deepfake e i contenuti generati dall’IA presenteranno nuove sfide per imprese, media e fact‑checker.

Per rimanere un passo avanti, le aziende devono continuare a investire nella gestione proattiva della reputazione, collaborare con partner fidati e dare priorità alla trasparenza e alla responsabilità. Lavorando con i media, i fact‑checker e le organizzazioni di alfabetizzazione, le imprese possono contribuire a costruire un ecosistema informativo più solido e proteggersi dalla minaccia delle fake news.

Alla fine, combattere le fake news richiederà uno sforzo a lungo termine e multi‑stakeholder che coinvolga non solo le imprese, ma anche governi, società civile e individui. Promuovendo il pensiero critico, l’alfabetizzazione mediatica e la condivisione responsabile delle informazioni, tutti noi possiamo contribuire a fermare la diffusione della disinformazione e a proteggere la verità.

Come dice il proverbio, “Una bugia può viaggiare a metà del mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe.” Nell’era digitale, questo non è mai stato così vero. Ma lavorando insieme e mantenendo la rotta, possiamo garantire che la verità non solo raggiunga il traguardo, ma lo vinca.

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Gaurav ha iniziato a negoziare criptovalute nel 2017 e da allora si è innamorato dello spazio crypto. Il suo interesse per tutto ciò che riguarda le criptovalute lo ha trasformato in uno scrittore specializzato in criptovalute e blockchain. Presto si è trovato a lavorare con aziende di criptovalute e testate giornalistiche. È anche un grande fan di Batman.