Realtà aumentata e virtuale
La realtà virtuale immersiva può offrire sollievo ai soggetti con dolore cronico

Ricercatori dell’Università di Exeter hanno studiato se un’esperienza immersiva di realtà virtuale (VR) ambientata nella natura possa ridurre la sensibilità al dolore in un esperimento controllato. Hanno coinvolto 29 persone sane, non pazienti in cura per dolore cronico. I risultati sono promettenti per ulteriori studi, ma non dimostrano che la VR sostituisca gli antidolorifici o sia già una terapia efficace per chi convive con dolore persistente.
Il dolore cronico e la ricerca di nuovi approcci
Si definisce generalmente cronico il dolore che dura più di tre mesi. Può avere cause diverse e influire su attività quotidiane, sonno e lavoro. La cura dipende dalla situazione clinica e può comprendere farmaci, fisioterapia e interventi psicologici. Un esperimento su volontari sani può spiegare alcuni meccanismi del dolore, ma non misura direttamente l’efficacia di un trattamento nei pazienti con dolore cronico.
Perché usare immagini della natura?
L’esposizione ad ambienti naturali è stata studiata per i possibili effetti sul benessere e sulla percezione del dolore. La VR permette di presentare immagini e suoni coinvolgenti anche a persone che non possono raggiungere facilmente un luogo naturale. Questo non significa che l’esperienza virtuale produca sempre gli stessi effetti di una passeggiata all’aperto.
Ambiente naturale virtualeCome si è svolto lo studio di Exeter
I ricercatori hanno provocato temporaneamente sensibilità al dolore sull’avambraccio dei volontari mediante stimoli elettrici controllati. In visite diverse hanno confrontato l’assenza di immagini naturali, un video bidimensionale e filmati naturali immersivi a 360 gradi mediante visore VR. Hanno valutato la sensibilità agli stimoli meccanici e, con risonanza magnetica funzionale, l’attività e la connettività di aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione del dolore.
La sensibilità meccanica secondaria è un aumento della risposta dolorosa in un’area intorno al punto stimolato. Il protocollo cercava di riprodurre temporaneamente un aspetto che può comparire nel dolore persistente. Uno stimolo sperimentale di breve durata non equivale però a una diagnosi di dolore cronico.
Risultati osservati
L’esperienza naturale immersiva ha attenuato lo sviluppo e la diffusione della sensibilità meccanica più del video 2D nel gruppo esaminato. Chi riferiva una maggiore sensazione di «essere presente» nell’ambiente virtuale tendeva a mostrare un effetto maggiore. L’analisi delle immagini cerebrali ha rilevato un’associazione con la connettività tra insula e talamo, regioni implicate nella modulazione del dolore.
L’università riferisce che parte dell’effetto rimaneva osservabile almeno cinque minuti dopo la fine della VR. Questo non prova un beneficio clinico di lunga durata. Il confronto con l’effetto di farmaci analgesici è un’analogia per il risultato sperimentale, non una prova che la VR abbia la stessa efficacia, dose o durata di un medicinale.
Che cosa non è ancora dimostrato
Lo studio non ha testato pazienti con dolore cronico, non ha misurato la riduzione del consumo di farmaci e non ha stimato i costi di un servizio clinico. Non permette quindi di affermare che un singolo visore rappresenti una cura economica, priva di effetti indesiderati o «non assuefacente» per tutti. Anche l’accessibilità, la tollerabilità e l’uso ripetuto richiedono valutazioni. Non esiste, sulla base di questi dati, una data confermata per l’adozione clinica generalizzata.
Possibili applicazioni future
Studi successivi potrebbero verificare se gli ambienti VR naturali aiutino persone con specifiche condizioni dolorose in ospedali, case di cura o a domicilio. Dovrebbero confrontarli con le cure usuali, valutare gli effetti nel tempo e identificare chi ne trae beneficio. Nel frattempo, chi ha dolore persistente dovrebbe discuterne con professionisti sanitari e non sospendere autonomamente le terapie prescritte.
Ricercatori e finanziamento
Lo studio è stato condotto dal gruppo del dottor Sam Hughes dell’Università di Exeter; Sonia Medina figura tra gli autori. Il lavoro ha ricevuto sostegno dall’Academy of Medical Sciences.
Il mercato della VR e Axon Enterprise
La VR viene sviluppata per molti scopi, fra cui formazione e intrattenimento. Axon Enterprise (AXON ) offre prodotti di formazione VR per le forze dell’ordine. Non ha partecipato allo studio di Exeter e i suoi prodotti non sono presentati nella ricerca come terapia del dolore. I risultati su volontari sani non costituiscono una previsione per le sue azioni.
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Conclusione
La VR immersiva ha ridotto un indicatore sperimentale di sensibilità al dolore in un piccolo gruppo di volontari sani. È un punto di partenza per studiare l’eventuale impiego della natura virtuale come supporto nella gestione del dolore, non una dimostrazione di efficacia clinica nel dolore cronico. Un altro articolo sugli ambienti naturali virtuali.
Studio citato
Medina, S. e Hughes, S. W. (2025). Immersion in nature through virtual reality attenuates the development and spread of mechanical secondary hyperalgesia: a role for insulo-thalamic effective connectivity. PAIN. doi:10.1097/j.pain.0000000000003701.












