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La tokenizzazione dei brevetti può sbloccare i finanziamenti alla ricerca universitaria?

Fin dalla loro nascita, le università sono centri di conoscenza e contribuiscono in egual misura all’istruzione e alla ricerca. Nell’era moderna, questo significa anche che sono una fonte importante di proprietà intellettuale (PI) di carattere tecnico, in particolare di brevetti.
La proprietà intellettuale può rappresentare un’importante fonte di entrate per le università e per i ricercatori accademici. Tuttavia, può anche generare tensioni tra le diverse missioni degli atenei.
«Con il calo dei finanziamenti pubblici e l’aumento dei costi operativi, conciliare la generazione di entrate con la missione di diffondere la conoscenza pubblica è diventato un compito sempre più impegnativo».
Questo compito è generalmente affidato agli uffici di trasferimento tecnologico (TTOs), che hanno istituzionalizzato questo cambiamento nelle università di ricerca, dotandosi di strutture e procedure dedicate alla registrazione e alla valorizzazione della proprietà intellettuale.
In questo assetto ormai consolidato, i meccanismi di tokenizzazione della proprietà intellettuale basati su blockchain hanno iniziato ad attirare l’attenzione in ambito accademico, sebbene il loro impiego sia ancora sperimentale e le implicazioni per la governance universitaria siano tutt’altro che definite.
Un nuovo studio di Andreas Peters, ricercatore presso la Rosenheim Technical University of Applied Sciences (Germania), analizza come questa soluzione possa essere applicata alla proprietà intellettuale delle università e come rifletta anche le questioni economiche e finanziarie sollevate dalla tokenizzazione di altri asset illiquidi, come il private equity, gli immobili e il debito infrastrutturale. Lo studio ha rilevato che, in determinate condizioni, la tokenizzazione potrebbe creare liquidità e nuove opportunità per valorizzare più facilmente la proprietà intellettuale degli atenei.
Ha pubblicato i risultati su International Review of Economics & Finance1, con il titolo «Tokenizzazione in presenza di vincoli di governance e liquidità: il caso della proprietà intellettuale universitaria».
Proprietà intellettuale e tokenizzazione nelle università
Ricerca vs. applicazioni
Sebbene la proprietà intellettuale delle università sia considerata preziosa — e lo sia generalmente sotto il profilo tecnico — valorizzarla è spesso difficile. In pratica, solo una piccola parte del portafoglio complessivo di proprietà intellettuale viene adeguatamente valorizzata, limitando i profitti effettivi degli atenei.
«I proventi delle licenze si concentrano su un numero ristretto di brevetti; di conseguenza, per molti uffici le entrate potrebbero non bastare a coprire i costi del personale, legali e amministrativi, una volta conteggiati integralmente».
Ciò è dovuto in larga misura ai conflitti sistematici tra le logiche accademiche e quelle commerciali all’interno delle università: orizzonti temporali diversi, diverse definizioni di successo e destinatari differenti.
Questo perché gli esperimenti che più favoriscono la carriera di un ricercatore e quelli che hanno maggior valore commerciale sono, il più delle volte, molto diversi.
Per esempio, scoprire un nuovo tipo di materiale utilizzabile nel catodo di una batteria può essere un risultato di grande valore per la ricerca e favorire la carriera accademica.
Per trasformare questa scoperta in una proprietà intellettuale di valore tecnico, però, servono altri dati e ulteriori studi: sulla scalabilità del processo produttivo, sulla durabilità in condizioni reali nell’arco di diversi anni, nonché sui costi e sulla disponibilità degli elementi rari, tra gli altri aspetti. Questo lavoro è però costoso e richiede molto tempo, mentre offre ai ricercatori molto meno materiale pubblicabile di valore.
Perché tokenizzare
La tokenizzazione degli asset del mondo reale crea un canale di finanziamento per beni che altrimenti vengono scambiati di rado o solo tramite contratti su misura. Finora, le iniziative di tokenizzazione più ampie hanno riguardato asset come le obbligazioni, caratterizzati da flussi di cassa osservabili, dall’affidabilità creditizia consolidata degli emittenti e dalla presenza di istituzioni che favoriscono la formazione del mercato. Nel caso dei brevetti universitari, la situazione è molto diversa.
Tuttavia, spesso questa proprietà intellettuale è sottovalorizzata; renderla più liquida e accessibile agli investitori potrebbe quindi aumentarne il valore. A sua volta, questo offrirebbe alle università un ulteriore incentivo a creare e valorizzare più proprietà intellettuale, accrescendo il valore del token e innescando un circolo virtuoso.
Lo studio individua alcuni parametri che la tokenizzazione potrebbe contribuire a migliorare: ridurre gli attriti nelle transazioni di licenza, ampliare la platea dei potenziali licenziatari e abbreviare l’intervallo tra la concessione del brevetto e il primo ricavo da licenza.
Simulare la tokenizzazione
Poiché le iniziative di tokenizzazione della proprietà intellettuale sono ancora agli inizi, soprattutto nel caso di quella universitaria, lo studio ha simulato in che modo e in quali circostanze la tokenizzazione possa rivelarsi vantaggiosa per i portafogli brevettuali delle università.
Un fattore determinante sarà rimuovere gli ostacoli alla valorizzazione della proprietà intellettuale.
I singoli brevetti sono molto eterogenei e presentano fattori di valore specifici, come l’ambito tecnico, la storia dell’esame brevettuale, la copertura giurisdizionale e la proprietà intellettuale complementare. Inoltre, hanno orizzonti di rendimento lunghi, che possono estendersi per l’intera durata ventennale del brevetto, e sono caratterizzati da asimmetrie informative tra l’università emittente del token e gli investitori esterni.
Tutti questi fattori riducono il prezzo di ciascun brevetto e del portafoglio nel suo complesso. È quindi importante che un eventuale token tenga conto di questi aspetti.
È inoltre importante che i costi della tokenizzazione non assorbano i benefici che il processo ha generato; la liquidità è un fattore fondamentale da tenere presente.
«Un token che non può essere negoziato in modo efficiente non funziona come token in senso finanziario: è un involucro basato su smart contract che racchiude un diritto altrimenti illiquido. La liquidità, quindi, non è un aspetto secondario del quadro di governance, ma è centrale per il suo significato operativo.»
Verso la tokenizzazione dei brevetti universitari
Creare un portafoglio tokenizzato di proprietà intellettuale
La tokenizzazione dei singoli brevetti non risolverebbe il problema della complessità di valutazione né quello della scarsa liquidità di questa proprietà intellettuale.
Pertanto, invece di tokenizzare i singoli brevetti, un’università potrebbe creare token di portafoglio che rappresentino quote di proprietà di un paniere di brevetti selezionati dal portafoglio istituzionale di proprietà intellettuale. In questo modo, il processo di tokenizzazione della proprietà intellettuale sarebbe simile a quello dei titoli garantiti da attività e dei fondi negoziati in borsa, offrendo sia la diversificazione del rischio sia l’accesso a un’ampia gamma di attività con l’acquisto di un unico asset più liquido.
Idealmente, sarebbe così più facile confrontare la distribuzione settoriale, il livello di maturità tecnologica e l’esposizione alle royalties.
Nel complesso, il progetto definitivo di un portafoglio tokenizzato di proprietà intellettuale dovrà bilanciare il miglioramento della liquidità, che oltre una certa soglia si riduce, con l’onere di progettazione, che aumenta a ogni ulteriore brevetto aggiunto al token.
Occorrerà inoltre definire modalità adeguate per la gestione di questi asset. Lo studio propone una combinazione di supervisione strategica da parte dell’università e verifiche legali e tecniche indipendenti, al fine di garantire maggiore credibilità e obiettività, oltre a rendicontazione più obiettiva e a una migliore gestione dei potenziali conflitti di interesse.
Sarà inoltre importante che l’architettura dei token non ostacoli le ulteriori attività di ricerca. Ogni progetto di token dovrà quindi specificare esplicitamente i diritti di pubblicazione, l’accesso ai dati e le eccezioni previste per l’uso a fini di ricerca.
Nel lungo periodo, nell’ambito delle proprie attività di revisione, le università dovrebbero monitorare se la tokenizzazione modifica le assunzioni, le promozioni, le priorità di ricerca, i tempi di pubblicazione o l’accesso, poiché progetti singolarmente giustificabili, se portati avanti in successione, possono determinare uno slittamento cumulativo della missione istituzionale.
Raccomandazioni per l’attuazione
Lo studio raccomanda di iniziare con progetti pilota di dimensioni contenute, per verificare se la tokenizzazione funziona come previsto. Dovrebbero essere guidati dalla reversibilità delle perdite, dalla capacità istituzionale e dalla possibilità di misurare differenziali, profondità del mercato, costi e risultati delle licenze.
In base alla legislazione locale, la normativa finanziaria stabilirà quali modalità di offerta sono disponibili per un prodotto di questo tipo, ma solo dopo aver tenuto conto delle leggi sulla proprietà intellettuale.
«La legge sui brevetti determina quali architetture dei diritti siano effettivamente disponibili e prevale su ogni altro livello, perché una struttura privata di valore dalla legge sui brevetti non può essere salvata scegliendo un regime favorevole in materia di valori mobiliari.»
Potrebbe essere necessario tenere conto anche di alcuni aspetti della legge sui brevetti, soprattutto se la proprietà del token conferisce una quota di proprietà dei brevetti stessi: è una situazione che la maggior parte degli smart contract dovrà evitare per mantenere funzionale il sistema.
«In assenza di un accordo contrario, il 35 U.S.C. §262 consente a ciascun comproprietario di un brevetto statunitense di attuare l’invenzione senza il consenso degli altri né l’obbligo di rendere loro conto. La titolarità legale diretta di quote frazionarie può quindi compromettere la concessione di licenze esclusive, a meno che i diritti dei comproprietari non siano assegnati in modo efficace mediante un accordo.»
Gli altri Paesi dovranno affrontare problemi specifici, a seconda delle proprie norme in materia di brevetti universitari. Per esempio, la legge tedesca impone di tenere conto della remunerazione degli inventori quando si ripartiscono i ricavi derivanti dallo sfruttamento. La legge svizzera, invece, prevede un quadro normativo per i diritti basati su registri che soddisfano determinati requisiti, ma tale quadro non modifica di per sé le norme sulla titolarità o sulla concessione di licenze applicabili al brevetto sottostante.
Considerazioni per gli investitori
La tokenizzazione degli asset del mondo reale è solo agli inizi. Nel lungo periodo potrebbe diventare il motore di una monetizzazione più efficiente non solo degli asset fisici o finanziari, ma anche di ogni forma di proprietà intellettuale.
Ciò significa che gli investimenti nelle tecnologie che abilitano questi protocolli potrebbero trarre vantaggio dall’estensione della tokenizzazione oltre i mercati finanziari, a numerose altre classi di asset.
Per gli investitori, questo significa anche tenere d’occhio le nuove opportunità di questo tipo; è probabile che, almeno inizialmente, ne risentano ancora in parte dello sconto applicato ai brevetti universitari tradizionali, prima di essere valutate correttamente in un secondo momento.
Questo studio ricorda inoltre che non tutti i processi di tokenizzazione sono uguali: alcuni asset, come le azioni, sono relativamente facili da tokenizzare, mentre altri, come la proprietà intellettuale, richiedono un quadro normativo più specifico e maggiore esperienza prima di poter essere utilizzati su vasta scala.
Investire nella tokenizzazione
Franklin Templeton (precedentemente Franklin Resources)
BEN Grafico dei prezzi
Franklin Templeton è una holding multinazionale statunitense specializzata nella gestione degli investimenti e opera come uno dei maggiori gestori patrimoniali indipendenti al mondo, con circa 1,79 mila miliardi di dollari di patrimonio gestito (AUM). La maggior parte di questo patrimonio è costituita da azioni e, in seconda battuta, da strumenti a reddito fisso.

Fonte: Franklin Templeton
La piattaforma tecnica comune supporta diverse boutique finanziarie:
- Franklin Templeton Mutual Series: strategie azionarie e a reddito fisso fondamentali per la clientela retail e istituzionale.
- Western Asset Management: strategie specializzate globali a reddito fisso.
- ClearBridge Investments e Putnam Investments: gestori di investimenti azionari orientati alla crescita e al valore su vasta scala.
- Affiliati specializzati: Clarion Partners (immobiliare), Lexington Partners (private equity secondario) e Benefit Street Partners (credito alternativo).
Un altro prodotto di Franklin è la piattaforma proprietaria Benji platform, che offre un esempio concreto di infrastruttura blockchain a supporto di prodotti d’investimento tokenizzati.

Fonte: Franklin Templeton
In generale, è probabile che la maggior parte dei progetti di tokenizzazione di successo venga realizzata in collaborazione con istituzioni finanziarie tradizionali come Franklin, che possono mettere a disposizione la propria esperienza, infrastrutture informatiche e finanziarie consolidate, reputazione e relazioni con le autorità di regolamentazione.
«Sviluppiamo tecnologie basate sulla blockchain per aumentare l’efficienza degli asset finanziari tradizionali. La nostra piattaforma proprietaria di tokenizzazione, nota come piattaforma tecnologica Benji®, comprende un agente di trasferimento di asset digitali, un sistema di gestione degli asset digitali e un’infrastruttura di portafoglio digitale.»
Questo rende Franklin un buon titolo per ottenere una certa esposizione alla tokenizzazione e alla gestione patrimoniale in tutte le sue forme: il titolo rappresenta soprattutto un investimento «in pale e picconi», legato all’«impianto idraulico» del sistema finanziario.
Ultime notizie e sviluppi sul titolo Franklin Templeton (BEN)
Studio citato
1. Andreas Peters. Tokenizzazione in presenza di vincoli di governance e liquidità: il caso della proprietà intellettuale universitaria. International Review of Economics & Finance. dicembre 2026. Articolo: 105905. Volume 112. 10.1016/j.iref.2026.105905













