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Il FinTech può rendere il sistema finanziario più stabile?

FinTech sta rapidamente diventando una parte chiave dell’infrastruttura centrale del sistema finanziario. Il mobile banking, l’intelligenza artificiale, le reti di pagamento in tempo reale, il cloud computing e la blockchain ora convivono accanto ai sistemi su cui banche, autorità di vigilanza e famiglie fanno affidamento ogni giorno.
Tuttavia, l’adozione da sola non genera stabilità. Queste innovazioni hanno anche introdotto nuovi rischi legati alla cybersicurezza, alla supervisione normativa, alla concentrazione di mercato e all’interconnessione sistemica.
Man mano che il FinTech si integra sempre più nell’ecosistema finanziario, la domanda è: il FinTech rende il sistema finanziario più resiliente o crea nuove vulnerabilità che la vigilanza tradizionale fatica a individuare?
Comprendere questo equilibrio è fondamentale perché la stabilità finanziaria è alla base di una crescita economica sostenibile, di un’efficiente allocazione del capitale e della fiducia del pubblico nelle istituzioni finanziarie.
Le evidenze suggeriscono che le tecnologie che rafforzano le istituzioni regolamentate, migliorano la visibilità del rischio e modernizzano l’infrastruttura bancaria essenziale possono offrire un valore più durevole rispetto a piattaforme che aggirano principalmente le salvaguardie tradizionali. Per gli investitori, ciò rende l’esecuzione, la governance e l’integrazione istituzionale più importanti dell’esposizione al “FinTech” come categoria generale.
Come il FinTech è diventato un pilastro fondamentale della finanza moderna
Per spostare il capitale in modo efficiente tra risparmiatori e mutuatari, consentire alle persone di transare con fiducia, gestire il rischio, sostenere l’attività economica e mantenere la stabilità monetaria, abbiamo bisogno di un sistema finanziario.
Le banche, parte fondamentale di questo sistema, sono nate secoli fa per rendere tutto ciò possibile. Raccolgono i depositi, valutano i mutuatari e forniscono l’infrastruttura di pagamento su cui il commercio fa affidamento. Ma col tempo le banche hanno affrontato crisi finanziarie e crolli valutari, che hanno portato all’introduzione di assicurazioni sui depositi e alla vigilanza normativa.
Nel complesso, banche, reti di pagamento, mercati dei capitali e istituzioni regolamentari costituiscono lo scheletro dell’infrastruttura finanziaria, permettendo a individui e imprese di accedere al credito, effettuare transazioni, investire capitale e conservare ricchezza.
Inizialmente questo sistema finanziario era prevalentemente basato su filiali e su documenti cartacei; col tempo l’avanzamento tecnologico e la globalizzazione ne hanno guidato la digitalizzazione. Ma ciò non bastava ai consumatori, che richiedevano velocità, accessibilità e convenienza. Unito alla crescente complessità dei mercati finanziari, queste esigenze hanno messo in luce i limiti delle istituzioni finanziarie tradizionali e hanno creato opportunità per l’innovazione.
Il risultato è stato il financial technology, o FinTech. Il termine risale ai primi anni ’90, ma ha ottenuto una diffusione capillare solo nell’ultimo decennio.
Il FinTech si riferisce comunemente all’applicazione della tecnologia per fornire prodotti e servizi finanziari quali pagamenti, prestiti, gestione patrimoniale, assicurazioni e infrastrutture finanziarie. È divenuto una forza mainstream grazie ai progressi tecnologici che hanno permesso a nuovi attori di scomporre i servizi offerti dalle banche come pacchetto e di fornirli in modo più efficiente ai consumatori.
Il boom di Internet ha dato al FinTech una crescita esplosiva, facendolo estendere a settori diversi, tra cui istruzione, retail banking, gestione degli investimenti e mercato delle criptovalute. Ciò evidenzia la versatilità del FinTech e il suo impatto profondo sui sistemi finanziari tradizionali e sulla vita finanziaria quotidiana.
Strumenti e piattaforme digitali come app di mobile banking, mercati di prestito peer‑to‑peer, robo‑advisor e protocolli di finanza decentralizzata offrono le funzioni finanziarie tradizionali attraverso nuovi canali, garantendo costi inferiori, maggiore efficienza, migliore accessibilità, esperienze cliente più soddisfacenti e una più ampia inclusione finanziaria.
Accesso ed efficienza sono sempre stati lo scopo centrale del FinTech. L’idea è stata quella di raggiungere le persone non servite dai sistemi bancari tradizionali, rendendo più semplice e meno costoso lo spostamento e la gestione del denaro.
Le piattaforme digitali hanno anche aumentato l’accesso a prodotti finanziari, in particolare nelle economie emergenti dove l’infrastruttura bancaria tradizionale è limitata, generando una maggiore inclusione finanziaria e una più ampia partecipazione al mercato.

Il mobile money da solo è cresciuto fino a oltre mezzo miliardo di conti in tutto il mondo. Secondo le stime del settore, la quota di consumatori digitalmente attivi che utilizzano almeno un servizio FinTech è passata da una piccola minoranza dieci anni fa a quasi la totalità dei principali mercati odierni.
Mentre i pagamenti in tempo reale hanno ridotto l’attrito delle transazioni, l’IA e l’analisi dei dati stanno migliorando la valutazione del credito e la gestione del rischio.
Con questi benefici, l’industria globale del FinTech è cresciuta fino a valere centinaia di miliardi di dollari e si prevede che raggiungerà 1,76 trilioni di dollari entro il 2034 man mano che finanza integrata, IA e asset tokenizzati matureranno fino a diventare infrastrutture standard.
La proliferazione di smartphone, portafogli digitali, sistemi di pagamento istantaneo, iniziative di open banking e servizi finanziari basati sul cloud ha accelerato drasticamente l’adozione a livello globale, rimodellando fondamentalmente gli ecosistemi finanziari.
Sempre più spesso, anche le banche tradizionali si affidano alla tecnologia per svolgere le proprie operazioni. Di conseguenza, le piattaforme di core banking, le reti di pagamento digitale, i mercati del credito, le funzioni di compliance e le interazioni con i clienti sono ora in gran parte guidate dalla tecnologia.
Ciò significa che il FinTech non è solo un disruptor che sfida le istituzioni tradizionali; è parte dell’infrastruttura centrale della finanza moderna.
L’integrazione crescente del FinTech nell’architettura finanziaria estende la sua influenza oltre la mera innovazione e concorrenza, influenzando la resilienza più ampia del sistema finanziario stesso.
Man mano che gli strumenti FinTech passano da optional a veri e propri binari su cui banche, società FinTech e persino agenzie governative costruiscono, qualsiasi guasto in questi strumenti impedisce il funzionamento di tutte le istituzioni che ne dipendono.
Ecco perché l’adozione da sola non può sostituire la stabilità. Se l’innovazione tecnologica può migliorare efficienza e inclusione, può anche introdurre nuove forme di rischio sistemico. Uno strumento ampiamente usato, regolamentato in modo disomogeneo o concentrato nelle mani di pochi fornitori, può trasmettere shock con la stessa facilità con cui li assorbe.
Se il FinTech alla fine rafforza o indebolisce il sistema che ora sostiene dipende, non dal numero di persone o istituzioni che lo hanno adottato, ma dalla governance, dalla vigilanza e dalla struttura di mercato.
La domanda chiave non è se il FinTech stia trasformando la finanza – lo sta facendo – ma se questa trasformazione renda i sistemi finanziari più stabili o più vulnerabili. Questa domanda è alla base di uno studio recente che fornisce una valutazione completa della relazione in evoluzione tra FinTech e stabilità finanziaria.
Il FinTech rafforza la stabilità finanziaria?
Lo studio intitolato Is Fintech a Catalyst to Financial Stability: A Scientific and Bibliometric Analysis1 ha esaminato se il FinTech funge da forza stabilizzante all’interno dei sistemi finanziari o introduce vulnerabilità che potrebbero compromettere la resilienza sistemica.
“I sistemi finanziari globali sono cambiati, spinti dalla crescita esplosiva dell’industria della tecnologia finanziaria (FinTech), migliorando accessibilità, inclusività ed efficienza, ma aggiungendo complessità normativa e rischi sistemici”, così il documento “esplora il ruolo del FinTech come equilibrio o possibile causa di debolezza sistemica nello sfondo degli sviluppi della finanza decentralizzata, blockchain e mobile banking”.
Per rispondere alla domanda che ha diviso accademici, regolatori e operatori del settore, gli autori hanno adottato un approccio di ricerca a due vie.
Come osserva lo studio, gli “effetti contrastanti” del FinTech creano la necessità di un approccio macroprudenziale basato su evidenze e sensibile al contesto. Perciò, invece di un unico test empirico, gli autori hanno combinato un’indagine mirata su 17 studi empirici influenti con una mappatura bibliometrica di 148 documenti di ricerca pubblicati tra il 2021 e il 2025.
I lavori di ricerca sono stati estratti dal Web of Science Core Collection e analizzati con Biblioshiny e VOSviewer. La parte empirica dello studio chiarisce perché il dibattito non sia stato risolto: le variabili, i metodi e le conclusioni differiscono nettamente a seconda di dove e come viene condotta la ricerca.
Ad esempio, gli studi sulle banche nei mercati emergenti tendono a concentrarsi sul rischio di credito e sui crediti deteriorati, mentre quelli sui mercati sviluppati si basano su misure di insolvenza come lo Z‑score. Gli studi su sistemi finanziari più digitalizzati spesso usano metriche di redditività come il ritorno sul patrimonio netto (ROE) come proxy di resilienza.
Metodologicamente, gli approcci dominanti includono regressioni panel, stimatori system‑GMM e design difference‑in‑differences, ciascuno scelto per adattarsi al contesto istituzionale studiato. Il risultato è che l’effetto del FinTech sulla stabilità non è fisso; è dipendente dal contesto.
Questo è il risultato centrale dello studio: l’effetto varia in base alla qualità istituzionale, ai quadri normativi, alla struttura di mercato e alle condizioni economiche, e dipende anche dal canale specifico di FinTech esaminato, sia esso prestito mobile, crowdfunding o finanza decentralizzata.
La parte bibliometrica dello studio fornisce un quadro di come la stessa comunità di ricerca si sia evoluta.
Un’analisi delle pubblicazioni tra il 2021 e il 2025 evidenzia una rapida espansione dell’interesse accademico. Il tasso di crescita annuale delle pubblicazioni in questo ambito è stato straordinariamente alto, pari all’88,5 %, a testimonianza dell’importanza crescente del FinTech nei dibattiti accademici, normativi e di policy.
Un’analisi delle reti di co‑citazione e co‑autoria, nel frattempo, indica una concentrazione geografica della produzione. L’analisi segnala anche una concentrazione geografica della ricerca, con la Cina emergente come principale fonte di studi e collaborazione internazionale, accanto a contributi provenienti dagli Stati Uniti, Regno Unito, Australia e diverse economie emergenti.
La Cina è emersa “come un importante centro di ricerca internazionale rafforzato da contributi significativi delle economie emergenti”, mentre contributi notevoli sono stati registrati anche dagli USA, Regno Unito, Australia e varie economie emergenti, indicando un’attività di ricerca sempre più internazionale e interdisciplinare.
Ma man mano che l’ambito di applicazione si espande, la ricerca rimane carente, osserva lo studio. Gli autori hanno rilevato che questa lacuna è particolarmente evidente in paesi come l’India, “dove l’enorme produzione intellettuale non è stata sufficiente a eguagliare l’adozione di servizi FinTech, come l’UPI”.
È degno di nota che la produzione non è solo geograficamente concentrata; il documento evidenzia anche un quadro intellettuale unificato, descrivendolo come “un nexus multidisciplinare e in rapida evoluzione facilitato da un corpo più coeso di studiosi”, con temi strettamente raggruppati attorno a diversi autori principali. Per documentare l’evoluzione intellettuale del campo, lo studio utilizza l’analisi delle parole chiave, che mostra un chiaro spostamento tematico.
Le ricerche iniziali si concentravano su COVID‑19, volatilità e minacce sistemiche immediate, riflettendo una risposta di crisi. Lavori più recenti si sono focalizzati su adozione tecnologica, innovazione, modellazione, efficienza, finanza digitale e integrazione delle politiche, suggerendo che il campo è maturato da una valutazione reattiva del rischio a un’analisi proattiva e basata sui dati.
Questa transizione tematica suggerisce che i ricercatori vedono sempre più il FinTech come un componente strutturale dei sistemi finanziari piuttosto che come un semplice fenomeno rivoluzionario. Il documento riporta:
“Le tendenze delle parole chiave mostrano che il FinTech sta diventando più ampiamente riconosciuto non solo come forza dirompente ma come elemento strutturale dei sistemi finanziari con un potenziale significativo di influenzare la stabilità.”
Tuttavia, temi socio‑economici come l’inclusione finanziaria, povertà e genere risultano ancora poco esplorati rispetto a rischio, concorrenza ed efficienza di mercato.
Secondo lo studio, i paesi sviluppati guidano la ricerca sulla classificazione G21, che comprende obiettivi di stabilità macroeconomica che tengono conto dei fattori sociali; temi quali genere, credito, povertà e imprenditorialità si trovano in cluster meno centrali.
La concentrazione geografica e lo squilibrio tematico, come osservano gli autori, “indicano che, nonostante i paesi sviluppati tendano a focalizzarsi maggiormente su fattori socio‑economici, questi rimangono comunque sottorappresentati nel discorso dominante, rischiando un divario tra politica e ricerca”.
La copertura insufficiente dei temi socio‑economici può anche riflettere la predominanza di ricerche macro‑finanziarie e orientate alle istituzioni. Un altro importante spunto riguarda la regolamentazione e la governance. La letteratura analizzata dagli autori suggerisce che i benefici del FinTech sono più sostenibili quando supportati da quadri normativi adattivi. Strumenti come sandbox regolamentari, soluzioni RegTech, supervisione prudenziale e meccanismi di cyber‑governance sono sempre più considerati essenziali per bilanciare innovazione e stabilità.
Lo studio quindi sostiene che i responsabili politici non dovrebbero opporsi all’innovazione, né accoglierla acriticamente. Dovrebbero invece sviluppare quadri flessibili che incoraggino il progresso tecnologico mitigando al contempo i rischi emergenti.
Gli autori segnalano anche una lacuna strutturale nella loro stessa ricerca: la produzione accademica non ha tenuto il passo con la velocità di adozione del FinTech nel mondo reale, soprattutto nei mercati ad alta velocità, lasciando i responsabili politici con evidenze meno rigorose rispetto al ritmo di cambiamento desiderato.
In sintesi, la conclusione centrale dello studio è di stabilità condizionale, non universale. Il FinTech rafforza i sistemi finanziari in alcuni contesti, soprattutto dove amplia l’accesso al credito, migliora l’efficienza operativa e la disciplina di mercato è forte. Ma in altri contesti lo destabilizza e può generare nuove forme di rischio sistemico, in particolare dove la trasparenza è debole, la regolamentazione è in ritardo rispetto all’innovazione, l’interconnessione è eccessiva o l’adozione è rapida e non regolamentata.
Ciò significa che il FinTech non dovrebbe essere valutato come intrinsecamente benefico o dannoso. La sua influenza sulla stabilità finanziaria dipende da quanto efficacemente l’innovazione tecnologica viene integrata nei sistemi finanziari esistenti, governata da istituzioni regolamentari e allineata con obiettivi economici più ampi.
La realtà dimostra anche che la trasformazione tecnologica crea sia opportunità sia rischi, richiedendo una gestione attenta piuttosto che una semplice accettazione o rifiuto.
Come concluso dallo studio, “c’è un bisogno urgente di metodi di valutazione che siano sia uniformi sia adattabili, capaci di catturare le diverse realtà regionali mantenendo l’allineamento con gli obiettivi di stabilità globale”.
Fidelity National Information Services (NYSE: FIS)
Nel mondo del FinTech, FIS si distingue per la fornitura di tecnologie di core banking, pagamenti, mercati dei capitali, rischio, conformità e tesoreria a sviluppatori, imprese e istituzioni finanziarie consolidate.
A differenza delle società FinTech orientate al consumatore, che si concentrano principalmente su pagamenti, prestiti o applicazioni di banking digitale, FIS opera al livello fondamentale dell’ecosistema finanziario.
Come osservato nello studio, il FinTech può migliorare la stabilità incrementando efficienza, trasparenza e infrastruttura finanziaria quando implementato entro quadri di governance adeguati, e il contributo di FIS è caratterizzato dalla capacità della sua tecnologia di modernizzare sistemi legacy, supportare la trasformazione digitale, migliorare la gestione dei dati e aiutare le istituzioni a gestire requisiti normativi complessi.
This positions FIS as an example of the institutional FinTech model highlighted by the study: technology integrated into regulated financial infrastructure rather than designed primarily to operate outside it.
FIS Grafico dei prezzi
Sul rendimento di mercato, FIS è attualmente quotata a $41,50, in calo del 38 % YTD. Con una capitalizzazione di mercato di $21,23 miliardi, FIS ha un range a 52 settimane tra $37,42 e $71,90. Ha un EPS (TTM) di 6,50 e un P/E (TTM) di 6,33. FIS paga un dividendo con rendimento del 4,27 %.
Per quanto riguarda i dati finanziari dell’azienda, ha registrato ricavi per $3,4 miliardi nel Q2 2026, in crescita del 29 % rispetto al periodo dell’anno precedente e del 31 % su base rettificata. L’utile netto GAAP è stato di $231 milioni, ovvero $0,45 per azione diluita.
L’EBITDA rettificato è salito del 35 % a $1,4 miliardi, mentre l’utile netto rettificato è stato di $763 milioni. L’EPS rettificato è stato di $1,48 per azione diluita, in aumento del 9 %.
“Il nostro primo semestre riflette la forza del business che abbiamo costruito, definita da una crescita ricorrente durevole, margini in espansione e una generazione di liquidità accelerata”, ha dichiarato la CEO Stephanie Ferris. “Le banche stanno investendo in modo decisivo nella modernizzazione e nell’IA, e scelgono FIS come partner. Con l’acquisizione di FIS® Total Issuing™ Solutions in anticipo rispetto al piano, siamo in una posizione unica per sfruttare la nostra scala globale e le soluzioni end‑to‑end al servizio di istituzioni finanziarie di tutte le dimensioni.”
Per segmento, i ricavi di Banking Solutions sono aumentati del 44 % sia su base GAAP che rettificata, raggiungendo $2,5 miliardi, mentre l’EBITDA rettificato è cresciuto del 50 % a $1,1 miliardi. Questo segmento serve le istituzioni finanziarie con software di core processing e di elaborazione delle transazioni.
Il segmento Capital Markets, che serve clienti di servizi finanziari globali e imprese con una gamma di soluzioni di prestito, tesoreria e gestione del rischio, ha visto i ricavi crescere del 3,5 % su base GAAP e del 3,2 % su base rettificata, raggiungendo $810 milioni. L’EBITDA rettificato è stato di $420 milioni, in aumento del 2,8 %.
Il segmento Corporate and Other è andato nella direzione opposta, con ricavi in calo del 26 % a $84 milioni e una perdita di EBITDA rettificata di $147 milioni.
Dato che l’azienda gestisce molti dei sistemi core dei propri clienti, Ferris ha osservato che “possiamo contare su un ricco set di dati” e “con l’aumento dell’adozione dell’IA, quei dati diventano un vantaggio significativo e ci consentono di offrire soluzioni più intelligenti, automatizzare i flussi di lavoro e migliorare i risultati per i clienti”.
Durante la conference call sugli utili, Ferris ha anche riferito che la crescita delle vendite a livello aziendale è aumentata a doppia cifra negli ultimi 12 mesi. Una parte chiave di questa crescita è il business Total Issuing (TSYS), acquisito per $13,5 miliardi.
L’acquisizione, che è stata completata all’inizio di quest’anno, ha ampliato il mercato totale indirizzabile di FIS di $28 miliardi.
“Attraverso l’acquisizione di TSYS, abbiamo ottenuto l’accesso a un ampio e rapidamente crescente mercato globale di emissione, un mercato che non servivamo precedentemente su larga scala, e lo abbiamo fatto acquisendo il miglior processore del settore, più scalato.”
– Ferris
FIS ha chiuso il secondo trimestre con $493 milioni di cassa netta da attività operative e $525 milioni di free cash flow. Ha restituito $270 milioni agli azionisti in questo periodo, inclusi $42 milioni di riacquisti di azioni e $228 milioni di dividendi.
Per l’intero anno, la società prevede una crescita dei ricavi rettificati del 29‑30 % e una crescita dell’EPS rettificato del 7‑8,5 %, con free cash flow previsto tra $2,15 miliardi e $2,25 miliardi.
Conclusione
Negli ultimi dieci anni, il FinTech ha vissuto una massiccia adozione. Nato come innovazione tecnologica, è presto divenuto una parte centrale del sistema finanziario moderno, riducendo i costi, migliorando l’efficienza e aumentando la velocità per persone e imprese in tutto il mondo.
Ma come dimostra lo studio più recente, adozione e stabilità non sono la stessa cosa. Se le innovazioni FinTech promuovono l’efficacia operativa e l’inclusione finanziaria, espongono anche i mercati a volatilità, lacune normative e nuove fonti di rischio sistemico.
Affinché il FinTech contribuisca a un sistema finanziario più stabile, è necessaria una governance robusta, una regolamentazione adattiva e un’attenzione alla resilienza sistemica.
Clicca qui per un elenco delle principali azioni FinTech.
Riferimenti
1. Rani, B. & Dochania, C. S. Is FinTech a catalyst to financial stability: A scientific and bibliometric analysis. Finance Research Open, 2(3), 100158 (2026). https://doi.org/10.1016/j.finr.2026.100158












