Leader di pensiero
Il Lato Oscuro degli Altcoin: Collusione, Manipolazione dei Prezzi e il Problema dei CEX

Il mercato delle criptovalute, un tempo considerato una promessa di innovazione e trasparenza finanziaria, sta attraversando una crisi di fiducia che ne minaccia le fondamenta. Nel corso del 2025 è diventato evidente, a mio avviso, che il settore delle altcoin è afflitto da collusione, manipolazione dei prezzi e scarsa trasparenza, soprattutto sugli exchange centralizzati (CEX). Ne risulta un mercato percepito come sempre meno equo, nel quale la formazione autentica dei prezzi è rara e gli investitori al dettaglio rischiano di subire le perdite maggiori. Ho visto questo settore passare dagli ideali iniziali alla situazione attuale. Credo che sia il momento di riflettere e avviare una riforma prima che il danno diventi irreversibile.
I meccanismi della manipolazione nel 2025
Il problema più insidioso dell’attuale mercato delle altcoin è la collusione tra i team di progetto e i market maker. In teoria, i market maker dovrebbero fornire liquidità e stabilità; nella pratica, secondo la mia valutazione, alcuni partecipano alla manipolazione. Il meccanismo può essere semplice: prima dell’evento di generazione dei token (TGE), i team di progetto assegnano ai market maker grandi quantità di token a prezzi fortemente scontati. Al lancio, questi operatori possono contribuire a creare rialzi artificiali che danno l’impressione di una forte domanda. Gli investitori al dettaglio entrano attratti dal prezzo, per poi assistere al crollo del valore quando gli operatori interni vendono le proprie posizioni.
I numeri del 2025 sono impressionanti. Secondo le mie osservazioni, molte altcoin lanciate di recente hanno perso il 95% della capitalizzazione di mercato. Ritengo che non si tratti soltanto di una coincidenza o della scarsa qualità dei progetti, ma anche di pratiche coordinate. L’altcoin mediana lanciata nel 2024–2025 risulta in calo di circa il 70% rispetto al prezzo del TGE. Il fenomeno è talmente ricorrente da aver generato una battuta tra i trader: «Compra sulle voci, vendi al TGE e spera di non essere l’ultimo a uscire».
Exchange centralizzati: i facilitatori silenziosi
Gli exchange centralizzati, che secondo l’autore rappresentano ancora oltre la metà del mercato globale delle criptovalute, sono al centro di questa crisi. Nonostante il loro peso, molti CEX hanno fatto poco per contrastare le manipolazioni sulle proprie piattaforme. Gli incentivi economici sono evidenti: le commissioni di quotazione e i volumi di scambio generano ricavi, mentre volatilità e clamore possono favorire gli exchange.
La trasparenza resta insufficiente. Alcuni exchange hanno compiuto passi limitati per pubblicare prove delle riserve o migliorare i criteri di quotazione, ma queste misure sono spesso superficiali. Gli ordini possono essere falsificati, gli scambi fittizi possono alterare i volumi e la liquidità effettiva resta difficile da valutare.
Questa opacità contrasta con gli ideali che hanno inizialmente attirato tante persone verso le criptovalute. La promessa originaria di Bitcoin era un sistema fondato su prove crittografiche e registri aperti, anziché sulla fiducia in un intermediario. Nel 2025, a mio avviso, il mercato delle altcoin assomiglia più a un casinò controllato dagli operatori interni che a un sistema finanziario trasparente e decentralizzato.
Lo riflette anche un sondaggio che ho condotto: l’82,4% dei partecipanti ritiene che i CEX debbano rispettare standard più elevati e dare l’esempio al settore.

Il costo umano: una fiducia in caduta libera
Le conseguenze di queste disfunzioni non sono soltanto finanziarie: incidono direttamente sulla vita delle persone. Ho parlato con molti investitori al dettaglio entrati nel mercato in buona fede, che hanno poi subito il consueto ciclo di entusiasmo, manipolazione e crollo. Alcuni hanno perso risparmi importanti; a mio avviso, non necessariamente perché abbiano assunto rischi sconsiderati, ma perché il mercato li poneva in svantaggio fin dall’inizio.
La perdita di fiducia emerge anche dai dati di un sondaggio che ho condotto su X: il 63% dei partecipanti ritiene che la maggior parte dei prezzi delle altcoin sia manipolata, mentre il 37% ha ridotto o interrotto del tutto gli investimenti nei nuovi lanci di token.

L’assurdità dei prezzi al TGE
Il sintomo forse più evidente dell’attuale crisi è l’assurdità dei prezzi al TGE. In un mercato razionale, il prezzo di un nuovo token dovrebbe rifletterne l’utilità, le prospettive di adozione e le caratteristiche fondamentali del progetto. Invece, a mio giudizio, i prezzi al TGE vengono spesso fissati per massimizzare i rendimenti degli operatori interni e dei primi finanziatori, prestando poca attenzione alla sostenibilità nel lungo periodo.
Il risultato può essere un crollo prevedibile. È diventato frequente vedere nuovi token perdere oltre metà del valore nelle prime due settimane di scambi. Il problema non riguarda soltanto gli speculatori: indebolisce anche la raccolta di capitali e l’innovazione nel settore. Quando ogni nuovo lancio sembra una trappola per gli investitori al dettaglio, i progetti validi faticano ad attirare sostenitori di lungo periodo.
Il fallimento dell’autoregolamentazione
Per anni, il settore delle criptovalute ha sostenuto che l’autoregolamentazione fosse preferibile all’intervento pubblico. Ma gli eventi del 2024 e del 2025 hanno mostrato quanto questo obiettivo sia difficile da realizzare. L’incapacità, o la mancanza di volontà, del settore di vigilare su sé stesso ha creato un ambiente nel quale gli operatori scorretti possono prosperare e quelli onesti restano delusi.
Proprio questa mattina ho avvertito la mia comunità che «il settore si sta divorando da solo»: senza riforme significative, gli investitori al dettaglio e quelli istituzionali continueranno ad allontanarsi. Alcuni membri della comunità condividono questa preoccupazione e ritengono insostenibile la situazione attuale.
Perché servono riforme: trasparenza e decentralizzazione
Come si possono ripristinare fiducia e credibilità nel mercato delle altcoin? A mio avviso, occorre rinnovare l’impegno per la trasparenza, la decentralizzazione e la tutela degli investitori.
Innanzitutto, gli exchange centralizzati devono rispettare standard più elevati. Servono la pubblicazione in tempo reale dei flussi degli ordini, la piena divulgazione dei rapporti con i market maker e dati trasparenti sulla distribuzione dei token. Gli exchange dovrebbero adottare sistemi di sorveglianza efficaci per individuare e prevenire le manipolazioni, collaborando anche con verifiche indipendenti. Qualche progresso c’è: diversi exchange hanno iniziato a pubblicare rapporti sulla trasparenza più dettagliati. Restano però iniziative isolate.
In secondo luogo, il settore dovrebbe accelerare il passaggio agli exchange decentralizzati (DEX) e agli scambi sulla blockchain. Secondo le stime citate dall’autore, i DEX rappresentano circa il 25% dei volumi di scambio, ma offrono possibilità di verifica e trasparenza difficili da eguagliare per i CEX.
Ogni scambio viene registrato su una blockchain pubblica, rendendo più difficile nascondere eventuali manipolazioni. Uniswap v4 e dYdX mostrano che è possibile costruire mercati liquidi ed efficienti senza dipendere da intermediari centralizzati.
In un sondaggio che ho condotto, il 74,3% dei partecipanti ha dichiarato che il settore dovrebbe orientarsi verso i DEX. Credo che sempre più persone comprendano l’importanza della decentralizzazione.
In terzo luogo, i lanci dei token richiedono riforme profonde. Tra le possibilità vi sono periodi più lunghi prima che gli operatori interni possano vendere i token, informazioni chiare sulla loro distribuzione e meccanismi per favorire una formazione equa dei prezzi, come aste aperte o pool di liquidità avviati gradualmente. Alcuni progetti sperimentano lanci equi, nei quali i token vengono distribuiti attraverso procedure guidate dalla comunità anziché vendite private. Non sono soluzioni definitive, ma possono rappresentare un passo nella giusta direzione.
Il mio punto di vista: perché credo ancora nelle criptovalute
Nonostante le difficoltà attuali, resto cautamente ottimista sul futuro delle criptovalute. Le tecnologie alla base degli asset digitali, tra cui blockchain, smart contract e finanza decentralizzata, hanno ancora il potenziale per cambiare il sistema finanziario globale. Per realizzare questo potenziale, tuttavia, il settore deve affrontare i propri problemi.
Come osservatore e partecipante, ho visto il meglio e il peggio di questo mercato: l’entusiasmo per le innovazioni autentiche, le nuove possibilità e la forza dei progetti guidati dalle comunità, ma anche i danni causati dall’avidità, dalla collusione e dalla mancanza di responsabilità.
Il settore si trova di fronte a una scelta netta. Può proseguire sulla strada attuale, sacrificando fiducia e credibilità per guadagni di breve periodo, oppure adottare riforme e trasparenza e tornare ai valori che hanno reso interessanti le criptovalute.
Conclusione: la strada da percorrere
La crisi di fiducia nel mercato delle altcoin è un problema concreto, che mette a rischio il futuro degli asset digitali. A mio avviso, la collusione tra team di progetto e market maker, favorita dall’opacità degli exchange centralizzati, ha creato un mercato in cui la manipolazione è frequente e la formazione autentica dei prezzi è rara. Ne conseguono perdita di fiducia, fuga di capitali e crescente delusione tra gli investitori.
Il settore può scegliere un’altra strada. Chiedendo maggiore trasparenza, promuovendo la decentralizzazione e sostenendo una regolamentazione ponderata, può impostare un nuovo percorso. Non sarà facile e chi trae vantaggio dalla situazione attuale opporrà resistenza. Ma un mercato definito dalla manipolazione e dalla sfiducia non è accettabile.
Invito i leader del settore, le autorità di regolamentazione e gli investitori a cogliere questa occasione. Il futuro degli asset digitali dipende dalla nostra capacità di affrontare le difficoltà, chiedere standard migliori e costruire un mercato all’altezza degli ideali che ne hanno ispirato la nascita. Solo così potremo ripristinare la fiducia, favorire l’innovazione e realizzare la promessa di un sistema finanziario realmente decentralizzato.













