Asset digitali
Normativa tributaria sugli asset digitali: rapporto del 7 febbraio 2022

L’articolo riassume gli sviluppi della normativa tributaria sugli asset digitali al 7 febbraio 2022. Questi asset consentono trasferimenti di valore globali, ma la loro tassazione può risultare poco chiara. I governi lavoravano a precisare le regole nelle rispettive giurisdizioni. Gli esempi seguenti riguardano le notizie di allora.
Venezuela: imposta prevista fino al 20% su determinati pagamenti
Il Venezuela manteneva la propria valuta nazionale, il bolívar, nonostante la sua debolezza. L’articolo riferiva che aveva perso oltre il 70% del valore negli anni precedenti e si interrogava su un possibile standard Bitcoin. La notizia riguardava però un’imposta prevista fino al 20% su determinate categorie di pagamenti in valuta estera o criptoasset, non un passaggio al Bitcoin.
Secondo le notizie locali di allora, il provvedimento intendeva incentivare l’uso del bolívar. Non riguardava indiscriminatamente tutte le transazioni prive di bolívar: il tetto del 20% interessava determinati pagamenti a soggetti classificati come contribuenti speciali, in valuta estera o criptoasset non emessi dallo Stato. L’aliquota effettiva e le esenzioni dipendevano dalle disposizioni applicabili.
Mentre il Venezuela non è pronto a soccombere all’inflazione persistente che affligge la sua moneta, altre nazioni in una situazione simile potrebbero presto considerare l’adozione di uno standard BTC. El Salvador ha già fatto il salto per proprie ragioni, rendendo il BTC moneta legale alla fine del 2021. Una nazione con il proprio fiat in difficoltà sarà la prossima?
L’India propone la tassazione mentre continua il dibattito sul divieto
Le leggi ambigue e il trattamento degli asset digitali in India si sono dimostrati un caos confuso da tempo. Ci sono state voci di un divieto, di una CBDC in sospeso e commenti contrastanti da parte della RBI.
Alcune di queste domande hanno recentemente ricevuto risposta, in un discorso della ministra delle Finanze indiana Nirmala Sitharaman del 1° febbraio 2022. La ministra proponeva una rupia digitale emessa dalla RBI a partire dall’esercizio 2022–2023, non dal successivo anno solare. Il bilancio prevedeva inoltre un’imposta del 30% sui redditi derivanti dal trasferimento di asset digitali virtuali. Sarebbe stato deducibile soltanto il costo di acquisto, senza compensare le perdite da trasferimento con altri redditi.
Alcuni osservatori consideravano la tassazione un approccio più aperto del divieto generale discusso in precedenza. L’annuncio fiscale non legalizzava però automaticamente ogni attività in criptovalute e non dimostrava che il governo avesse escluso un divieto. Obbligo tributario e liceità dell’attività restano questioni distinte.
Proposta di modifica della tassazione statunitense
Negli Stati Uniti, parlamentari come Suzan DelBene cercavano di aggiornare la tassazione all’evoluzione degli asset digitali. In una proposta di legge presentata il 3 febbraio 2022 si chiedeva un’esenzione per guadagni non superiori a 200 dollari, compresi esattamente 200 dollari, dalla cessione di valuta virtuale in transazioni personali. La soglia riguardava il guadagno, non il prezzo d’acquisto o il valore complessivo della transazione. Alla pubblicazione era una proposta, non una regola IRS già in vigore.
DelBene ha spiegato perché una tale misura è necessaria, affermando, ‘Le normative antiquate sulla valuta virtuale non tengono conto del suo potenziale utilizzo nella vita quotidiana, trattandola più come un’azione o un ETF… La valuta virtuale è evoluta rapidamente negli ultimi anni con più opportunità di utilizzo nella nostra vita quotidiana. Gli Stati Uniti devono stare al passo con questi cambiamenti e garantire che il nostro codice fiscale evolva con l’uso della valuta virtuale. Questa proposta di legge di buon senso elimina la burocrazia e apre la porta a ulteriori innovazioni, facendo crescere la nostra economia digitale’.
Secondo le regole di allora, i guadagni imponibili delle transazioni in criptovalute andavano calcolati e dichiarati anche quando di modesta entità. Il direttore esecutivo di Coin Center, Jerry Brito, riteneva che questo ostacolasse l’uso delle criptovalute e «le svantaggiasse rispetto ad altri metodi di pagamento digitale».












